Il kolossal da 250 milioni arriva nelle sale con il punteggio più alto della carriera del regista. È il primo lungometraggio narrativo girato interamente in IMAX 70 mm, due milioni di piedi di pellicola, 91 giorni di riprese tra Marocco, Grecia, Italia, Scozia, Islanda, Sahara Occidentale, Malta e Los Angeles. Eppure il trailer ha fatto infuriare una parte del pubblico ancora prima che qualcuno vedesse il film. La critica lo acclama, mentre i social lo bombardano.
La critica cinematografica ha parlato con voce quasi unanime. Matt Zoller Seitz su RogerEbert.com assegna quattro stelle e celebra la scala tecnica, la tattilità delle immagini, il modo in cui il film si muove tra epoche diverse. Jake Kleinman su Polygon lo paragona per portata visiva al Signore degli Anelli di Peter Jackson. David Rooney sull’Hollywood Reporter elogia l’ensemble “accecantemente carismatico”, definendo Matt Damon “superbo” in territori mai esplorati prima nella sua carriera, e Anne Hathaway “un modello di autopossesso d’acciaio che maschera vulnerabilità”. Clarisse Loughrey sull’Independent lo definisce il miglior lavoro di Nolan fino ad oggi, quello che “merita di definirlo”. Variety, Empire, Collider, IndieWire usano espressioni come “achievement straordinario”, “trionfante”, “impossibile da immaginare in mano a un altro regista”. Nolan non ha mai preso un “rotten” sui suoi tredici lungometraggi, e questo è il suo punteggio più alto di sempre.
Poi esistono le riserve. E sono riserve che colpiscono proprio il punto che dovrebbe essere il più solido della filmografia nolaniana. Diversi critici notano che le sequenze di combattimento sono girate in modo confuso, montate a scatti, poco leggibili. Rendy Jones, Tim Cogshell e Moira MacDonald del Seattle Times convergono su un punto che suona quasi eretico: Nolan non sa girare l’azione e avrebbe avuto bisogno di più supporto da una seconda unità. CinemaBlend e Forbes segnalano problemi di ritmo, con scene che si trascinano più del necessario, complice la natura episodica del materiale omerico. David Rooney, pur nella sua recensione entusiasta, nota che il film non trova mai un vero equilibrio tra il viaggio parallelo di Odisseo e quello di Telemaco, rendendolo “strutturalmente claudicante” in alcuni punti. Vulture aggiunge una critica più concettuale: Nolan ha già raccontato una storia sul tornare a casa attraverso strati di illusione in Inception, e il peso della propria filmografia rende meno sorprendente il nuovo lavoro.
Il fronte della guerra culturale

Mentre la critica cinematografica discuteva di montaggio e struttura, altrove si combatteva una guerra diversa. Il trailer finale ha superato le 700.000 dislike su YouTube, diventando il più “disliked” nella storia di Nolan. Universal ha disattivato i commenti. Elon Musk e il commentatore Matt Walsh hanno guidato l’attacco, contestando il casting di Lupita Nyong’o come Elena di Troia, descritta da Omero come “dalle bianche braccia”, di Elliot Page come Sinone, di Travis Scott come bardo, di Himesh Patel come Euriloco. Walsh ha dichiarato che “nessuno pensa che Nyong’o sia la donna più bella del mondo”. Altro bersaglio: il linguaggio moderno nei dialoghi, con Telemaco che chiama Odisseo “dad”.
La classicista Emily Wilson, la cui traduzione del 2017 Nolan ha usato per la sceneggiatura, ha risposto con precisione: l’indignazione viene da “persone a cui non importa nulla del poema”, ma che la usano come discorso da guerra culturale, legato a un’idea di mascolinità e grandezza “stabile”. Il professor Daniel Mendelsohn ha definito il dibattito su Nyong’o “particolarmente sciocco”, visto il ruolo minore di Elena nel poema. Nolan ha risposto pubblicamente dicendo che le polemiche “fanno parte del territorio” di adattare un’opera importante, paragonando l’esperienza a quella vissuta con Batman: “queste conversazioni che avvengono prima che la gente veda il film sono sempre irrilevanti, perché nessuno sa ancora cosa sia davvero il film”. Nyong’o ha aggiunto che il cast è “rappresentativo del mondo” e di non voler passare il tempo a difendersi. Tom Shone, autore di The Nolan Variations, ha definito Nolan un “regista Rorschach“, le cui opere permettono sia alla sinistra che alla destra di trovarvi conferme.
Il paradosso e il presente
I numeri raccontano una storia che va oltre il film. Box office tracking tra 80 e 100 milioni di dollari di apertura, sopra l’apertura di Oppenheimer. Le sale IMAX sono bloccate per quattro settimane, escludendo Spider-Man: Brand New Day dal formato quando uscirà tra due settimane. Il cast ha occupato il Tonight Show per quattro sere consecutive. Il film è ovunque.
Il 98% su Rotten Tomatoes e le 700.000 dislike su YouTube coesistono nello stesso ecosistema, e questo è il punto. Il cinema dei blockbuster è diventato un terreno di scontro che precede l’opera, la circonda, a volte la seppellisce. Nolan ha costruito il suo kolossal con due milioni di piedi di pellicola, 91 giorni di riprese in quattro continenti e la promessa di un’esperienza collettiva in sala. La critica lo acclama. Una parte del pubblico lo bombarda. Il film è già un caso. Come lo sarà, tra qualche anno, lo scopriremo solo quando il rumore si sarà spento e resteranno le immagini. Per ora, Odisseo è tornato a Itaca. Con chi sta, dobbiamo ancora capirlo.
Fonti:
The Odyssey First Reviews: Another Christopher Nolan Masterpiece and One of the Best Films of the Year (Rotten Tomatoes)
‘The Odyssey’: What Critics Are Saying (Hollywood Reporter)
‘The Odyssey’ has critics singing Christopher Nolan’s praises: ‘It feels revolutionary’ (Goldderby)
Nolan’s Odyssey arrives amid backlash, rave reviews and sold-out IMAX screens (NortEastTimes)


