Il regista di Trainspotting apre la Mostra con un film su Rupert Murdoch e la fondazione del Sun. È il suo primo progetto non-franchise dopo sette anni, adatta una pièce teatrale e promette di trasformare la carta stampata in un’esplosione visiva. Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy guidano il cast.
Per la prima volta Danny Boyle si presenta in concorso a Venezia. La sua filmografia ha attraversato Oscar, festival, blockbuster e franchise, ma il Lido lo aveva sempre sfiorato senza accoglierlo nella selezione ufficiale. Il 2 settembre 2026, con Ink, il regista britannico inaugura l’83ª Mostra del Cinema in concorso, portando sullo schermo la storia di come Rupert Murdoch acquistò il quotidiano The Sun nel 1969 e lo affidò a Larry Lamb, un editor che lo avrebbe trasformato nel tabloid più venduto di Gran Bretagna.
Il film arriva dopo un lungo silenzio dai progetti d’autore. L’ultimo film non legato a un franchise diretto da Boyle era Yesterday, nel 2019. Nel frattempo ha diretto 28 Anni Dopo e prodotto The Bone Temple, restando dentro l’universo apocalittico che lui stesso aveva creato nel 2002. Ink segna un ritorno al racconto umano, biografico, ancorato alla realtà storica. Ed è tratto da una pièce teatrale. La sceneggiatura, firmata da James Graham, adatta il suo stesso testo del 2017 andato in scena all’Almeida Theatre di Londra. Graham è un nome di peso nel teatro inglese, autore di Dear England e Brexit: The Uncivil War. L’incontro tra la sua scrittura e la regia di Boyle promette un cortocircuito interessante: una storia nata per il palcoscenico affidata al regista che ha definito l’estetica frenetica del cinema britannico contemporaneo.
Il cast e la produzione
Jack O’Connell interpreta Larry Lamb. Guy Pearce è Rupert Murdoch, fresco di candidatura all’Oscar per The Brutalist. Claire Foy è Jules Davies. Tre attori britannici di prima fascia, senza alcuna presenza americana nel cast principale. Showbiz411 ha sollevato un sopracciglio su questa scelta, notando che si tratta di un film “molto britannico”, e ha collegato l’assenza di star hollywoodiane a una possibile distanza degli studios USA dal festival lagunare, già osservata a Cannes a maggio.
La produzione è firmata da Studiocanal, Media Res e House Productions. Boyle produce insieme a Tessa Ross: è la loro prima collaborazione da Slumdog Millionaire, il film che valse al regista l’Oscar. Un ritorno che carica il progetto di aspettative, anche se il mercato americano resta una partita aperta. Studiocanal distribuirà in sala in Italia con Lucky Red, oltre che in UK, Irlanda, Francia, Germania e altri territori.
La macchina del tempo cinetica
La sinossi ufficiale del festival definisce il film “un’esplosiva ottovolante cinematografica su un gruppo di visionari e disadattati che avevano l’idea di un nuovo tipo di giornalismo“. Le parole “ottovolante cinematografica” sono già una dichiarazione di poetica. Boyle ha costruito la sua carriera sull’energia visiva, sul montaggio sincopato, sulla capacità di trasformare la carta stampata in movimento. L’ha fatto con Trainspotting e con 28 giorni dopo. Qui il soggetto è, per la prima volta, la nascita stessa della cultura dell’informazione accelerata. Il 1969 è l’anno in cui Murdoch e Lamb inventarono un modo di raccontare le notizie che avrebbe anticipato l’ecosistema mediatico contemporaneo. Boyle lo ha dichiarato esplicitamente, citando Fox News, il clickbait, Truth Social, Twitter, Facebook, Google e OnlyFans come tappe successive di una rivoluzione cominciata con un tabloid.
La domanda critica è come Boyle tradurrà in immagini un testo nato per il palcoscenico. Graham scrive per il teatro, con dialoghi serrati e spazi chiusi. Boyle dirige per lo schermo, con la macchina da presa che non sta mai ferma. L’incontro tra questi due linguaggi è il vero esperimento di Ink: prendere una storia di redazioni, riunioni editoriali e prime pagine e trasformarla in un’esperienza visiva che tenga il ritmo di un blockbuster.
Il contesto festival
L’edizione 2025 di Venezia si era aperta con La Grazia di Paolo Sorrentino. Per il 2026 sono già stati annunciati i Leoni d’oro alla carriera a Ellen Burstyn e George Clooney. Il lineup completo sarà svelato la prossima settimana, ma la scelta di aprire con Ink indica una direzione precisa: un film d’autore, politico nella sostanza, ancorato a una storia vera che risuona con il presente. Boyle ha definito la sua presenza a Venezia un “battesimo”, pur avendo frequentato la Biennale in passato. Il festival gli restituisce una vetrina competitiva, e il regista porta in dote un progetto che mescola ambizioni artistiche e urgenza politica.
Ink uscirà in Italia con Lucky Red dopo il passaggio al Lido. La data di uscita nelle sale non è ancora stata annunciata. L’America, per ora, resta in attesa.
Fonti:
Danny Boyle’s Rupert Murdoch Drama ‘Ink’ to Open the Venice Film Festival (IndieWire)
Danny Boyle’s Rupert Murdoch Drama ‘Ink’ to Open Venice Film Festival (Hollywood)
Danny Boyle’s ‘Ink’ to open Venice Film Festival 2026 (ScreenDaily)
Danny Boyle’s ‘Ink’ to Open 2026 Venice Film Festival (TheWrap)


