Il ghigno di Jack: perché Hollywood ha smesso di amare i cattivi davvero pericolosi

Il ghigno di Jack: perché Hollywood ha smesso di amare i cattivi davvero pericolosi

C’è una scena, ne Le streghe di Eastwick, che ancora oggi riesce a mettere addosso una strana inquietudine. Jack Nicholson è seduto in salotto, gli occhi spiritati, il sorriso tirato come una lama. Il suo Daryl Van Horne, che poi sarebbe il Diavolo in persona, passa in pochi secondi dalla rabbia feroce alla calma più glaciale. Urla, provoca, seduce e manipola, poi si ricompone, quasi annoiato, e chiude tutto con quella frase tagliente rivolta alle sue tre donne: “Coraggio, tornate alla vostra piccola, misera vita”. È vero cinema che pulsa, sporco, teatrale e dannatamente magnetico.

Rivedendo oggi quella scena viene quasi spontaneo chiedersi dove siano finiti personaggi così. Non semplicemente “cattivi”, ma presenze capaci di divorarsi lo schermo ogni volta che entravano in campo. Figure scomode, esagerate, persino grottesche, eppure impossibili da ignorare.

Quando il villain faceva paura davvero

Il problema è che Hollywood sembra essersi allontanata proprio da quel tipo di energia. Oggi molti antagonisti o diventano minacce digitali senz’anima, oppure vengono caricati di spiegazioni psicologiche fino a perdere qualunque lato disturbante. Sembra quasi che ogni cattivo debba essere assolto prima ancora di compiere qualcosa di terribile, giustificato da trauma infantile, emarginazione o dolore represso. Tutto deve essere spiegato, analizzato e ricondotto a una ferita. Ma il cinema, spesso, vive anche dell’opposto: dell’irrazionale, dell’eccesso, del fascino ambiguo di chi sceglie di oltrepassare il limite.

Jack Nicholson aveva questa capacità animale. Così come il Willem Dafoe di Spider-Man o il Daniel Day-Lewis di Gangs of New York. Non interpretavano villain “sicuri”, ma portavano sullo schermo uomini ingestibili, imprevedibili e quasi pericolosi anche per chi guardava. E, ovviamente, il pubblico lo percepiva.

Il cinema ha paura dell’eccesso

Daryl Van Horne funzionava perché non chiedeva mai il permesso di essere detestabile. Era volgare, manipolatore, infantile, sessualmente caotico, eppure aveva addosso un carisma sporco che oggi il cinema mainstream sembra temere. Forse perché l’eccesso mette a disagio o forse perché i blockbuster contemporanei sono costruiti per non rischiare troppo, per non spingere davvero lo spettatore fuori equilibrio. Ma, diciamocelo, un grande villain dovrebbe fare proprio questo: destabilizzare. Quando manca quella scintilla, anche gli eroi iniziano ad appiattirsi, perché senza qualcuno capace di incendiare la scena dall’altra parte, il conflitto perde peso, diventando solo trama.

Il ghigno di Jack: perché Hollywood ha smesso di amare i cattivi davvero pericolosi
Cher, Susan Sarandon e Michelle Pfeiffer

E allora quel ghigno di Jack Nicholson, nel salotto elegante e delirante di Le streghe di Eastwick, resta lì come il ricordo di un cinema che sapeva ancora essere eccessivo, sgradevole, seducente. Un cinema che non aveva paura di farti provare, anche solo per un istante, il desiderio di stare dalla parte del cattivo.

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