La vera storia che ha ispirato Squid Game: tra debiti, disuguaglianze e un oscuro capitolo della Corea del Sud

La vera storia che ha ispirato Squid Game: tra debiti, disuguaglianze e un oscuro capitolo della Corea del Sud

Quando Squid Game ha debuttato su Netflix nel 2021 è diventato in poche settimane un fenomeno globale. Dietro i giochi mortali e i colori sgargianti della serie, però, si nasconde una critica sociale molto più profonda. Sebbene non sia tratta da una storia vera, l’opera di Hwang Dong-hyuk affonda le sue radici in problemi reali della Corea del Sud e in uno dei capitoli più oscuri della sua storia recente.

L’idea nata durante un periodo difficile

Il creatore della serie, Hwang Dong-hyuk, ha raccontato di aver scritto la prima bozza di Squid Game nel 2008, in un momento di grandi difficoltà economiche. Viveva con la madre e la nonna e faticava a trovare finanziamenti per i suoi progetti cinematografici. Per costruire la sua storia si ispirò a manga e opere survival come Battle Royale, Liar Game e Kaiji, immaginando una competizione estrema in cui il denaro diventa l’unica speranza di sopravvivenza. All’epoca, però, il progetto fu considerato troppo violento e irrealistico, tanto da rimanere nel cassetto per oltre dieci anni.

Il peso dei debiti nella società coreana

Il contenitore del premio finale in Squid Game
Immagine concessa da Netflix

Uno degli aspetti più realistici della serie riguarda proprio i protagonisti. Nessuno di loro partecipa ai giochi per semplice avidità: tutti sono schiacciati dai debiti, dai fallimenti economici o dall’impossibilità di costruirsi un futuro.

È una rappresentazione che riflette un problema concreto. Negli ultimi anni la Corea del Sud ha registrato livelli molto elevati di indebitamento delle famiglie, mentre il costo della vita, la competizione lavorativa e le disuguaglianze economiche hanno alimentato un crescente senso di precarietà, soprattutto tra i più giovani.

Brothers Home, il capitolo più oscuro

Vista completa di Brothers Home negli anni '80
Vista completa di Brothers Home negli anni ’80.  Fonte: Brothers Home Foundation.

Tra le teorie più discusse dagli appassionati c’è quella che collega Squid Game al caso di Brothers Home, un centro di detenzione e “rieducazione” attivo a Busan tra gli anni Settanta e Ottanta.

Migliaia di persone, tra cui senzatetto, bambini, persone con disabilità e perfino cittadini fermati arbitrariamente per strada, furono rinchiuse contro la loro volontà. All’interno della struttura erano costrette ai lavori forzati, subivano violenze sistematiche e torture. Secondo le ricostruzioni storiche, centinaia di persone persero la vita.

Il creatore della serie non ha mai dichiarato di essersi ispirato direttamente a Brothers Home. Tuttavia, diversi osservatori hanno notato come alcuni elementi della serie come l’isolamento, la perdita della dignità individuale e il controllo assoluto esercitato sui partecipanti, ricordino quel tragico episodio della storia coreana.

I giochi esistevano davvero

Una scena del gioco in Squid Game
Immagine concessa da Il Cineocchio

Uno degli aspetti più inquietanti della serie è che molti dei giochi non sono stati inventati dagli sceneggiatori, ma si tratta di passatempi realmente praticati dai bambini coreani per decenni.

Il celebre “Un, due, tre… stella!”, il tiro alla fune, le biglie e il gioco del calamaro (Squid Game, da cui prende il nome la serie) fanno tutti parte della tradizione popolare della Corea del Sud. Hwang Dong-hyuk ha scelto proprio questi giochi innocenti per creare un contrasto scioccante con la violenza della competizione.

Una critica al capitalismo, non solo un survival

Dietro eliminazioni spettacolari e colpi di scena, Squid Game racconta soprattutto una società in cui il denaro finisce per determinare il valore delle persone.

Lo stesso Hwang Dong-hyuk ha spiegato più volte che il suo obiettivo era raccontare le conseguenze estreme delle disuguaglianze economiche e della competizione esasperata della società moderna. Il vero antagonista della serie è un sistema che costringe individui disperati a trasformarsi in rivali pur di sopravvivere.

Perché Squid Game continua a colpire il pubblico

Squid Game è riuscita a conquistare milioni di spettatori perché racconta, appunto, paure reali. Il peso dei debiti, la precarietà economica, la disuguaglianza sociale e la sensazione che, in un mondo sempre più competitivo, le regole siano uguali per tutti solo in apparenza.

È proprio questo legame con la realtà a rendere la serie molto più di un semplice thriller: un racconto capace di trasformare un gioco per bambini in una potente riflessione sulla società contemporanea.

Fonti: Wikipedia, The New York Times, Economichardship

Torna in alto