The Mentalist: la magia più grande è nascondere il proprio dolore

The Mentalist: la magia più grande è nascondere il proprio dolore

Ci sono serie TV che usiamo come coperta calda, storie in cui ci rifugiamo perché il protagonista ci sembra invincibile. The Mentalist è esattamente questo, ma se scavi sotto la superficie trovi una verità dolorosa. Patrick Jane si muove sulla scena del crimine come un mago: indovina i segreti delle persone, manipola le loro menti, fa sparire oggetti e legge il pensiero. Sembra avere la chiave per risolvere qualsiasi enigma del mondo, ma tutta quella strabiliante “magia”, quel sorriso perennemente stampato in faccia e quell’ironia tagliente, in realtà sono solo un immenso, disperato trucco di prestigio. Servono a distogliere lo sguardo del pubblico dall’unica cosa che Jane non può sopportare di mostrare: l’inferno che ha dentro.

La gabbia dell’illusionista

Il dramma di Patrick Jane ci tocca da vicino perché descrive una dinamica che tutti, prima o poi, sperimentiamo. Jane è un ex finto sensitivo che ha costruito la sua intera esistenza sull’illusione, finché la realtà non lo ha punito nel modo più atroce, portandogli via la moglie e la figlia. Da quel momento, la sua mente diventa la sua unica arma, ma anche la sua condanna. Continua a fare il mago, a leggere le persone e a prevedere le loro mosse perché controllare la realtà è l’unico modo che ha per non uscirne pazzo. È la stessa trappola in cui cadiamo noi quando, per paura di mostrare quanto siamo fragili o feriti, ci costruiamo una maschera di totale controllo. Diventiamo,così, gli illusionisti della nostra stessa vita, convinti che se manteniamo il trucco perfetto, nessuno potrà mai farci del male.

Il sipario che non si chiude mai

La forza empatica della serie sta nei dettagli, in quei rari momenti in cui Jane rimane solo in un’inquadratura, quando il sorriso svanisce in un millisecondo e lo sguardo cade nel vuoto. Lì capisci che la magia non salva nessuno. Può stupire il pubblico, può risolvere un caso di omicidio, ma non guarisce le ferite. La vera vicinanza che proviamo per lui non nasce da quando fa il genio arrogante, ma da quando capiamo che quel suo vestito elegante è la sua armatura per non andare in pezzi.

Il cinema e le serie ci hanno sempre mostrato la magia come un superpotere per dominare il mondo. The Mentalist ci ricorda il contrario: che spesso usiamo i nostri trucchi migliori solo per non far vedere agli altri che stiamo affogando. Abbiamo davvero bisogno di essere sempre i più intelligenti e brillanti della stanza per sentirci al sicuro, o la vera liberazione comincia quando abbiamo il coraggio di spegnere i riflettori e mostrarci per quello che siamo realmente?

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