Principessa Mononoke torna al cinema: il film più ambientalista di sempre non è mai invecchiato

Principessa Mononoke torna al cinema: il film più ambientalista di sempre non è mai invecchiato. Crediti: Shotdeck

Lucky Red riporta in sala il capolavoro di Hayao Miyazaki in 4K, con un nuovo doppiaggio italiano e una domanda che nel 1997 sembrava fantascienza. Oggi, con la crisi climatica che bussa alla porta, quella domanda è diventata la nostra quotidianità.

Ashitaka viene colpito da una maledizione che gli corrode il braccio e lo condanna a morte. Il demone che lo ha ferito era un cinghiale trasformato in una massa di vermi neri ribollenti di odio, una creatura che un tempo proteggeva la foresta e che l’inquinamento ha reso mostruosa. Il giovane principe Emishi parte per cercare una cura che forse non esiste, e durante il suo viaggio incontra due mondi in guerra: la Città del Ferro di Lady Eboshi, dove ex prostitute e lebbrosi lavorano il metallo per fabbricare archibugi, e la Foresta degli dèi animali, dove la lupa Moro ha allevato San, la Principessa Mononoke, perché combatta gli umani fino all’ultimo respiro.

Siamo nel Giappone del quattordicesimo secolo, ma in realtà potremmo essere ovunque. Miyayashi scelse il periodo Muromachi con grande precisione: questo è il momento esatto in cui le armi da fuoco cominciarono a ridefinire il potere, e con esso il rapporto tra civiltà e natura. La Città del Ferro è un miracolo di progresso e un avamposto di devastazione.

La complessità che manca al dibattito ambientale

Principessa Mononoke torna al cinema: il film più ambientalista di sempre non è mai invecchiato
Crediti: Shotdeck

La forza di Principessa Mononoke, e il motivo per cui a quasi trent’anni dall’uscita resta il film più ambientalista mai realizzato, sta in una scelta che nessun blockbuster contemporaneo oserebbe fare. Il conflitto tra uomo e natura è privo di eroi. Lady Eboshi è una benefattrice, una proto-femminista, una leader che ha costruito una comunità dove le donne non sono merce e i malati non sono scarti. Per farlo, però, deve radere al suolo la foresta. I suoi avversari sono dèi animali che uccidono senza distinguere tra colpevoli e innocenti. A sua volta, la natura non si presenta come una vittima fragile da proteggere ma come una forza violenta e spietata.

Miyazaki mostra un mondo in cui entrambe le parti hanno ragioni comprensibili, rendendo così il conflitto praticamente irrisolvibile. La scena in cui Lady Eboshi spara allo Spirito della Foresta, decapitando il Dio Cervo e scatenando un’apocalisse di melma nera che dissolve ogni cosa, è girata con una furia che il cinema d’animazione non aveva mai osato mostrare prima di allora. Poi Ashitaka e San restituiscono la testa al dio, la melma si ritira, la foresta rinasce. Ma non è più la stessa foresta di prima. Ora è una boscaglia di erbe basse, di germogli timidi e colori spenti. La natura che ritorna è una natura tremendamente ferita e sanguinante. Il film non offre alcun tipo di consolazione allo spettatore. Ma, d’altra parte, offre una domanda che nel 1997 sembrava fantascienza.

L’attualità di Principessa Mononoke

Nel 2026 quella domanda ormai fa parte della cronaca quotidiana di chiunque, ed è stata ormai assorbita dal cinema in ogni sua forma, anche se con un certo ritardo. Gli incendi che divorano la California. Le alluvioni che sommergono l’Europa. Le temperature record che trasformano le città in fornaci. La melma nera del Dio Cervo non è più una semplice metafora: rappresenta nella sua drammaticità visiva il petrolio che soffoca gli oceani, l’anidride carbonica che cuoce il pianeta , e la deforestazione che trasforma l’Amazzonia in savana. Miyazaki aveva visto trent’anni fa quello che oggi viviamo ogni giorno. E l’aveva raccontato senza la consolazione di un finale facile, senza eroi e senza cattivi. Con la sola, scomoda verità che il progresso ha un prezzo, e che quel prezzo lo paga chi non può difendersi.

Il nuovo doppiaggio e il fantasma di Cannarsi

Principessa Mononoke torna al cinema: il film più ambientalista di sempre non è mai invecchiato
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La riedizione in 4K porta con sé un altro strato di significato, più sotterraneo ma altrettanto importante per chi ama il cinema d’animazione. Lucky Red ha scelto di realizzare un nuovo doppiaggio italiano, il terzo nella storia del film. Il primo, del 2000, era stato curato da C.T.A. sotto la direzione di Silvia Monelli. Il secondo, del 2014, portava la firma di Gualtiero Cannarsi, e qui si apre un capitolo che ha segnato un’epoca tra gli appassionati di anime in Italia.

Gli adattamenti di Cannarsi, accusati di essere artificiosi e incomprensibili a forza di fedeltà letterale al giapponese, sono diventati materiale di meme per anni. Frasi come “Tu mi stai mentendo, e mentendo mi stai ferendo” o il leggendario “Il dolore è una conseguenza della vita” hanno generato un culto involontario di polemiche e ironia. La scelta di Lucky Red di commissionare un terzo doppiaggio è la risposta a quella stagione, e insieme una dichiarazione di rispetto verso il film e il suo pubblico. Rivedere Principessa Mononoke in italiano, nel 2026, significa anche chiedersi come le parole possano avvicinarci a un capolavoro o allontanarcene. Significa riconoscere che la traduzione non è mai neutrale, e che il modo in cui un film ci arriva dipende da chi lo fa parlare.

Il cinema come specchio del presente

Principessa Mononoke torna al cinema: il film più ambientalista di sempre non è mai invecchiato
Crediti: Shotdeck

Il ritorno di Principessa Mononoke si inserisce in un programma di eventi speciali annunciato da Lucky Red, che dopo il tutto esaurito registrato da Porco Rosso ha deciso di riportare in sala altri classici dello Studio Ghibli, oltre a cult come Eyes Wide Shut, Qualcuno volò sul nido del cuculo e Lo chiamavano Jeeg Robot. Il pubblico cerca le riedizioni e i grandi classici di cui si è innamorato. Cerca quelle storie che aveva amato e che ora, riviste, significano qualcosa di diverso.

Principessa Mononoke è il primo classico Ghibli a essere portato al cinema in 4K in Italia. La qualità visiva del restauro promette di restituire ogni dettaglio delle foreste dipinte a mano, ogni espressione dei lupi giganti, ogni sfumatura della melma nera che divora il mondo. Ma la vera potenza del film sta nella domanda che lascia sospesa nell’ultima inquadratura, con Ashitaka e San separati, un germoglio verde tra le dita, la foresta che rinasce più fragile di prima.

Anche se Miyazaki non ci dice che possiamo salvare il pianeta, ci dice comunque che possiamo provarci, a patto di accettare che non esistono soluzioni perfette. A patto di smettere di cercare eroi e cattivi. A patto di guardare la crisi ambientale con occhi che non siano solo i nostri.

Fonti

Princess Mononoke(IMDB)

Lucky Red

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