Preacher: se Dio se n’è andato, cosa resta di noi?

Preacher: se Dio se n'è andato, cosa resta di noi?

Molte serie raccontano la lotta tra il bene e il male. Preacher, invece, parte da una domanda molto meno rassicurante: cosa succede quando chi dovrebbe vegliare sul mondo decide semplicemente di sparire? A prima vista può sembrare una provocazione anticlericale, una serie costruita per scandalizzare, ma in realtà il suo bersaglio è più ampio. La serie oltre a parlare della fede religiosa, esamina tutte quelle certezze a cui ci aggrappiamo quando abbiamo bisogno di credere che qualcuno, da qualche parte, abbia il controllo della situazione. E se quel qualcuno non ci fosse?

Il grande assente

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La premessa della serie è tanto assurda quanto potente: Dio ha abbandonato il Paradiso e nessuno sa dove sia finito. Il risultato è un universo che continua a funzionare per inerzia, gestito da figure incapaci di tenere davvero insieme i pezzi. Jesse Custer, predicatore texano dal passato complicato, non accetta questa situazione e , invece di aspettare una risposta dall’alto, decide di mettersi in viaggio per cercarla da solo.

Dietro l’umorismo nero e la violenza grottesca, c’è qualcosa di sorprendentemente vicino alla sensibilità contemporanea. Molte delle istituzioni che per generazioni hanno rappresentato punti di riferimento sembrano oggi più fragili, più confuse e più lontane. La politica, la religione e l’economia danno l’impressione di rincorrere gli eventi invece di guidarli. Preacher prende quella sensazione e la trasforma in racconto.

Il potere della parola

Quando Jesse entra in contatto con Genesis, una forza soprannaturale, acquisisce la capacità straordinaria di poter costringere chiunque ad obbedire ai suoi ordini. Sulla carta sembra un dono, ma nella pratica si rivela qualcosa di molto più ambiguo. Ogni volta che quel potere viene usato, emergono conseguenze imprevedibili. Le persone smettono di scegliere, smettono di interpretare la realtà attraverso il proprio giudizio e quando il pensiero si spegne, il risultato raramente è positivo.

Guardando la serie oggi è difficile non pensare a quanto sia diventato fragile il dialogo e la parola, perchè sempre più spesso la comunicazione sembra trasformarsi in una gara a chi parla più forte. Convincere appare meno importante che dominare e comprendere sembra ormai meno urgente che vincere. Genesis rende letterale la tentazione di eliminare il dissenso invece di confrontarsi con esso.

L’orrore in giacca e cravatta

Tra le intuizioni più riuscite di Preacher c’è il modo in cui rappresenta il potere, perchè qui i veri antagonisti non assomigliano a mostri usciti dall’inferno. Sono dirigenti, funzionari o strateghi che pianificano il destino del mondo con la freddezza di chi sta compilando un foglio di calcolo. Herr Starr e il Graal incarnano una forma di male sorprendentemente familiare, meno esplosiva e spettacolare alla quale il cinema ci ha abituato a riconoscere, ma quella che si nasconde dietro procedure, obiettivi e strutture impersonali.

L’aspetto inquietante è proprio la normalità con cui le decisioni più devastanti vengono prese con calma, razionalità e una perfetta efficienza organizzativa.

Gli imperfetti che resistono

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Cassidy (Joseph Gilgun), Jesse Custer (Dominic Cooper) e Tulip (Ruth Negga). © AMC

Al centro del racconto ci sono tre persone profondamente imperfette: Jesse, Tulip e Cassidy. Nessuno di loro rappresenta un modello morale, anzi, portano addosso errori, traumi, dipendenze e rimpianti. Continuano ad andare avanti portandosi dietro le proprie ferite, e nel farlo trovano un modo autentico di restare umani, senza apparire migliori di quello che sono. Forse è proprio per questo che funzionano così bene! In un’epoca che premia l’immagine controllata, la performance continua e la costruzione di versioni sempre più curate di noi stessi, Preacher sembra ricordare che le persone si riconoscono nelle crepe, non in finta apparenza.

Jesse, Tulip e Cassidy restano assieme perché vedono le fragilità reciproche e scelgono comunque di non voltarsi dall’altra parte. Forse è questa l’idea più sincera della serie. Quando le grandi certezze crollano, quando le autorità deludono e quando il mondo sembra procedere senza una direzione chiara, ciò che resta non è la perfezione.

Restano i legami e restano le persone che continuano a camminare accanto a noi, anche quando nessuno sa davvero dove stia andando la strada.

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