Se hai amato Send Help, c’è un thriller psicologico che dovresti recuperare

Se hai amato Send Help, c'è un thriller psicologico che dovresti recuperare

Da Rob Reiner a Sam Raimi: quando la salvezza si trasforma nella peggiore delle prigioni.

L’uscita di Send Help ci ha ricordato quanto il cinema sappia essere spietato quando mette due persone in una situazione estrema, costringendole a dipendere completamente l’una dall’altra. Che si tratti di un’isola deserta o di una casa isolata dalla neve, il meccanismo è sempre lo stesso: la persona che dovrebbe salvarti diventa anche quella da cui non puoi più scappare.

Se la tensione e il gioco psicologico di Send Help vi sono rimasti addosso anche dopo i titoli di coda, allora c’è un film che merita davvero di essere riscoperto: Misery non deve morire di Rob Reiner.

Quando chi ti salva diventa il tuo incubo

Tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, Misery non deve morire condivide con Send Help l’elemento più inquietante della storia: un rapporto di totale dipendenza che, poco alla volta, si trasforma in una trappola.

Immagine concessa da Everyeye

Lo scrittore Paul Sheldon (James Caan) sopravvive a un grave incidente d’auto durante una bufera di neve e viene soccorso da Annie Wilkes, un’ex infermiera interpretata da una straordinaria Kathy Bates, premiata con l’Oscar per questo ruolo. Annie si presenta come la sua “fan numero uno”, ma quella che sembra una salvezza inaspettata si trasforma rapidamente in un incubo.

Ferito, immobilizzato e completamente isolato, Paul capisce presto di essere nelle mani di una donna imprevedibile, ossessiva e pronta a tutto pur di ottenere ciò che vuole.

Il vero mostro è la dipendenza

La forza di entrambi i film va oltre la violenza, ma nella tensione psicologica che nasce da uno squilibrio di potere. In Misery Annie controlla ogni aspetto della vita di Paul: i farmaci, il cibo, le informazioni e perfino il suo futuro. Anche in Send Help Linda costruisce un rapporto di dipendenza con Bradley, spingendolo a credere di non poter sopravvivere senza di lei. È proprio questa manipolazione, più ancora della minaccia fisica, a rendere entrambi i film così inquietanti.

Send help
immagine concessa da Fox News

È una partita a scacchi fatta di silenzi, piccoli gesti e strategie. Paul è costretto a fingere, osservare e aspettare il momento giusto per tentare la fuga, sapendo che basta un passo falso per perdere tutto. Anche Bradley, in Send Help, capisce presto che l’unico modo per provare a lasciare l’isola è assecondare Linda, sfruttando la fiducia che lei ripone in lui e la convinzione di essere ormai indispensabile per la sua sopravvivenza.

Perché vale ancora la pena vederlo

A più di trent’anni dalla sua uscita, Misery non deve morire continua a essere uno dei thriller psicologici più efficaci mai realizzati. Rob Reiner costruisce la tensione quasi esclusivamente attraverso lo spazio ristretto della casa, le interpretazioni dei protagonisti e una regia che lascia crescere il disagio scena dopo scena, senza affidarsi a effetti spettacolari o facili scorciatoie.

scena tratta da Send Help
Immagine concessa da Taxidrivers

Se in Send Help avete apprezzato quella sensazione costante di essere intrappolati insieme ai protagonisti, Misery è una tappa naturale del percorso. Non perché racconti la stessa storia, ma perché lavora sulla paura di ritrovarsi completamente nelle mani della persona sbagliata.

Fonti: Wikipedia, Reddit,

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