Il laboratorio di Hawkins, il dottor Brenner, i bambini con i numeri sul braccio. In Stranger Things, tutto sembra fantascienza, ma tutto ha un’origine reale. Si chiamava MKUltra, ed è stato il più grande esperimento di controllo mentale mai condotto dal governo americano.
I fratelli Duffer hanno inventato il Sottosopra, un mondo parallelo abitato da mostri che si nutrono di paura. Ma il laboratorio di Hawkins, il dottor Brenner, i bambini rapiti e cresciuti in celle sterili non sono invenzioni di sceneggiatori: sono la trasposizione televisiva del progetto MKUltra, un programma segreto della CIA che per oltre vent’anni ha inseguito il sogno proibito del controllo mentale, finanziando psichiatri senza scrupoli e distruggendo vite nel nome della sicurezza nazionale.
Il farmacista del controllo mentale

Tutto comincia negli anni Cinquanta, quando Sidney Gottlieb, un chimico con una passione per le erbe medicinali e una laurea al Caltech, viene messo a capo del programma MKUltra. Gottlieb è un uomo minuto, zoppica dalla nascita, beve latte crudo e crede nella superiorità della mente umana. La sua missione è scoprire come piegarla. La CIA lo autorizza a somministrare dosi massicce di LSD a soggetti inconsapevoli: detenuti, pazienti psichiatrici, prostitute, tossicodipendenti. L’obiettivo è capire se una sostanza chimica possa azzerare la personalità di un individuo e ricostruirla da zero, creando un soldato perfetto, un agente dormiente, una spia incapace di tradire.
Gottlieb non lavora da solo. La CIA stringe accordi con università, ospedali, cliniche private, e inietta LSD in centinaia di cavie umane senza che queste sappiano cosa stia accadendo. Uno dei casi più tragici è quello di Frank Olson, uno scienziato dell’esercito americano a cui Gottlieb somministrò LSD durante una riunione. Nove giorni dopo, Olson si gettò dalla finestra di un hotel di New York. La CIA liquidò la morte come suicidio, e solo decenni dopo la famiglia ottenne un risarcimento. Il corpo di Olson era il primo di una lunga lista di danni collaterali.
Il chirurgo dell’anima

Se Gottlieb è il farmacista, il dottor Donald Ewen Cameron è il chirurgo. Psichiatra scozzese trapiantato a Montreal, Cameron ha un curriculum impeccabile: ha fondato l’Allan Memorial Institute, ha presieduto l’Associazione Psichiatrica Americana, ha pubblicato studi innovativi sulla memoria. La CIA lo finanzia segretamente attraverso una fondazione di copertura, e Cameron si mette al lavoro con la dedizione di un artigiano. La sua tecnica si chiama depatterning: cancellare la personalità del paziente per poi ricostruirla da zero, come un hard disk formattato.
Il depatterning funziona così: il paziente viene posto in coma farmacologico per mesi, sottoposto a elettroshock a intensità quaranta volte superiore alla soglia terapeutica, e tenuto addormentato mentre nastri registrati gli ripetono messaggi in loop. Questa seconda fase si chiama psychic driving, e può durare fino a sedici ore al giorno per settimane. Le parole scivolano nella mente vuota come gocce su una pietra levigata. Cameron è convinto di stare curando la schizofrenia, la depressione, l’ansia. Sta distruggendo esseri umani.
I numeri sul braccio

Undici ha quel numero tatuato sul polso perché a Montreal facevano così. I pazienti non avevano nomi, solo codici. Venivano ridotti a numeri, privati di ogni identità, trasformati in oggetti di laboratorio. Quando uscivano dal tunnel del coma farmacologico, molti di loro non ricordavano più chi fossero. Non riconoscevano i familiari. Avevano perso la capacità di parlare, di leggere, di provare emozioni. Erano vivi, ma la persona che li abitava era stata cancellata.
Uno dei pazienti di Cameron, Jean-Pierre, entrò all’Allan Memorial Institute per un’ansia lieve. Sua moglie lo aveva convinto a farsi visitare dopo che aveva perso il lavoro. Cameron lo sottopose a depatterning senza il suo consenso informato. Quando Jean-Pierre uscì dalla clinica, non ricordava di essere sposato, non riconosceva i suoi figli, non sapeva più dire il suo nome. Passò il resto della vita a ricostruire pezzi di memoria come chi cerca cocci di un vaso caduto. Non li ritrovò mai tutti.
La serie che trasforma il trauma in superpotere

Qui il confine tra la storia e la finzione si fa tagliente. Stranger Things prende il trauma di Undici e lo trasforma in potere: la bambina scappa dal laboratorio, scopre di poter muovere gli oggetti con la mente, usa la sua rabbia per combattere i mostri del Sottosopra. È una favola di empowerment, ed è il motivo per cui amiamo la serie. Ma la realtà è l’esatto contrario: i pazienti di Cameron e Gottlieb non svilupparono poteri, svilupparono danni cerebrali permanenti. Non sconfissero mostri, li portarono dentro per il resto della vita.
La serie compie un’operazione che il cinema e la televisione fanno spesso: prende un fatto storico e lo riscrive in chiave mitologica, rendendo sopportabile l’insostenibile. Undici è il sogno a occhi aperti di tutte le vittime di MKUltra: una cavia che si ribella, che trasforma il suo stesso trauma in un’arma. È una bugia, ma è una bugia consolatoria. La verità è che le vittime di MKUltra non ebbero nessuna rivincita.
La distruzione delle prove

Nel 1973, mentre lo scandalo Watergate cominciava a scaldare l’America, Sidney Gottlieb diede ordine di bruciare tutti i documenti del progetto MKUltra. Migliaia di cartelle cliniche, verbali, registrazioni audio finirono in cenere. Quando la Commissione Church, nel 1975, cercò di ricostruire l’accaduto, trovò solo frammenti. Gottlieb si era già ritirato in India, dove coltivava erbe medicinali e meditava. Non fece un solo giorno di galera.
Ewen Cameron morì di infarto nel 1967, prima che il suo nome venisse associato a MKUltra. La CIA continuò a finanziare i suoi esperimenti fino alla fine. Le vittime canadesi fecero causa una decina di anni dopo al governo americano e ricevettero un risarcimento, ma nessun tribunale condannò i responsabili. La memoria ufficiale archiviò MKUltra come un eccesso della Guerra Fredda, un incidente di percorso, un peccato veniale nella crociata contro il comunismo. I numeri sul braccio, invece, rimasero.
L’eredità di MKUltra

Oggi sappiamo che MKUltra fu solo la punta dell’iceberg. Il programma si ramificava in decine di sotto-progetti, alcuni così segreti che i loro nomi furono distrutti prima ancora di essere scoperti. La CIA collaborò con l’esercito, con la marina, con i servizi segreti canadesi e britannici. L’obiettivo dichiarato era la difesa dal controllo mentale sovietico, ma la realtà era più ambigua: gli Stati Uniti stavano costruendo le stesse armi che accusavano il nemico di possedere.
L’interesse per il controllo mentale non è mai veramente scomparso. Negli anni successivi, la ricerca si è spostata verso le neuroscienze, la psicofarmacologia, l’intelligenza artificiale applicata alla sorveglianza. La domanda che MKUltra poneva — si può manipolare la mente umana? — è ancora aperta. Solo gli strumenti sono cambiati.
Stranger Things ci mostra un laboratorio segreto, un’eroina con poteri telecinetici, un male che si annida in un’altra dimensione. Ma il vero orrore non è il Sottosopra. Il vero orrore è il laboratorio, il dottor Brenner, i numeri sul braccio. Perché tutto questo è esistito davvero, e nessuno ha pagato. Undici scappa, combatte, vince. Le vittime di MKUltra no. Loro sono rimaste lì, in una stanza d’ospedale, ad ascoltare un nastro che ripeteva parole senza senso. E fuori, il mondo andava avanti. I documenti bruciavano. I colpevoli morivano sereni. E la verità, ancora una volta, restava sepolta sotto la cenere.


