Nel giro di tre settimane, il poema di Omero è diventato il campo di battaglia tra due idee opposte di cinema. Da un lato Christopher Nolan, l’ultimo sacerdote dell’analogico, che piazza cineprese IMAX su una spiaggia greca e dirige Matt Damon con un elmo corinzio. Dall’altro, ElevenLabs, che pubblica un audiolibro di tredici ore dell’Odissea narrato da una replica vocale di Michael Caine, il suo attore-feticcio.
La notizia è esplosa il 23 giugno. ElevenLabs, società di audio AI, ha pubblicato sull’app ElevenReader una versione audiolibro dell’Odissea di circa tredici ore. La voce narrante è una replica di Michael Caine, storico interprete dei film di Nolan, realizzata interamente con strumenti di intelligenza artificiale. La colonna sonora è generata dal loro music generator e i personaggi secondari sono doppiati da una ventina di voci sintetiche. Il prodotto si presenta come “companion” del film in uscita, un modo per far recuperare il testo originale prima del debutto nelle sale.
Il problema è che questo audiolibro non ha alcun legame con Universal, né con Nolan, né con il film. È un’iniziativa indipendente che sfrutta l’onda dell’attenzione generata dal kolossal per promuovere un prodotto concorrente, costruito con strumenti che Nolan detesta. Il regista che ha fatto della pellicola IMAX 70 mm il suo manifesto, che gira senza CGI gratuita, che insiste perché i suoi attori usino accenti americani invece di imitare quelli greci per non rompere l’illusione della realtà, si ritrova a condividere lo stesso mese con un’Odissea interamente sintetica.
Due modi di fabbricare la stessa storia
Il confronto è quasi comico nella sua asimmetria. Da una parte, Nolan ha costruito il suo film con un budget di circa 250 milioni di dollari, set fisici in Italia, Islanda, Grecia, Marocco e Scozia, e una durata di due ore e cinquantadue minuti, girato interamente in formato IMAX. È il primo lungometraggio della storia a essere stato ripreso interamente con le cineprese IMAX, con una risoluzione fino a tre volte superiore a quella delle digitali standard. L’uscita in sala è prevista per il 17 luglio, preceduta da una premiere mondiale a Londra il 6 luglio e da tappe promozionali in India con Damon e Holland il 10 e l’11 luglio. La domanda di biglietti ha già mandato in crash i siti di prevendita, e le proiezioni di Variety lo danno come possibile maggior incasso dell’anno.
Dall’altra parte, un team di quattro produttori ha realizzato un audiolibro di tredici ore usando una libreria di venti voci sintetiche, un generatore musicale AI e la replica vocale di un attore che ha concesso la propria licenza. I costi di produzione non sono pubblici, ma il confronto con un kolossal da un quarto di miliardo è irrilevante: il prodotto AI costa una frazione infinitesimale del film, può essere distribuito istantaneamente in tutto il mondo, e non ha bisogno di sale, né di troupe, né di attori sul set. Due modi opposti di raccontare la stessa storia.
Il consenso come nuova frontiera
Il punto delicato è il consenso. L’accordo tra ElevenLabs e Michael Caine è descritto come radicato in “consenso e compenso”. Caine, che ha novantatré anni, aveva già licenziato la voce e l’immagine all’Iconic Marketplace della società l’anno scorso. È stato consultato sul progetto, ha approvato i materiali di marketing e ha rilasciato una dichiarazione entusiasta in cui parla dell’Odissea come di una delle più grandi storie mai raccontate. ElevenLabs paga i creatori ogni volta che la loro voce viene usata. Formalmente, è tutto in regola.
Ma la reazione critica è già polarizzata. Testate come Pajiba l’hanno bollata come “un’idea spettacolarmente pessima”. C’è un dato che fa più male all’industria: un sondaggio del 2024 della Narrator’s Guild riporta che il 68% dei narratori a tempo pieno aveva trovato online repliche AI non autorizzate della propria voce, e l’81% segnalava un’erosione di reddito legata alle edizioni AI che cannibalizzano il lavoro umano. Il caso Caine è pulito, ma apre una porta che altri attraversano senza permesso.
L’audiolibro di Michael Caine non è il primo esperimento del genere. ElevenLabs aveva già pubblicato una versione del Mago di Oz narrata da una replica di Judy Garland. E non sarà l’ultimo. La tecnologia è pronta, il pubblico si sta abituando, e il confine tra omaggio e furto d’identità è sempre più sottile.
La domanda vera
Alla fine del mese, il pubblico avrà davanti due Odissee. Una è un kolossal analogico girato su pellicola, con centinaia di persone sul set, un budget da blockbuster e la promessa di un’esperienza collettiva in sala. L’altra è un audiolibro generato dall’intelligenza artificiale, con la voce di un attore che non ha mai registrato quelle parole, prodotto da un team di quattro persone e distribuito istantaneamente su un’app.
La domanda non è se l’AI sostituirà il cinema. La domanda è cosa si perde quando si toglie il respiro umano dal racconto. E perché proprio l’opera sul ritorno a casa, la storia di un uomo che passa dieci anni a cercare la strada per Itaca, diventa il test. Nolan ha costruito la sua Odissea con le mani, la polvere, il sudore. ElevenLabs l’ha generata con un algoritmo. Il pubblico sceglierà quale ascoltare. Forse sceglierà entrambe. Ma la guerra è già iniziata, e Michael Caine sta, suo malgrado, da entrambe le parti.
Fonti:
Deadline Michael Caine’s AI Clone Voices ‘The Odyssey’ Audiobook For ElevenLabs
NBC News An AI-generated Michael Caine is narrating Homer’s ‘Odyssey’ now


