Se vi è piaciuto 28 anni dopo: ecco i film post-apocalittici da recuperare

Se vi è piaciuto 28 anni dopo: ecco i film post-apocalittici da recuperare

L’uscita di 28 anni dopo (28 Years Later) ha riportato al centro dell’attenzione uno dei generi più amati del cinema. Il film di Danny Boyle dimostra ancora una volta quanto il fascino delle storie post-apocalittiche continui a conquistare il pubblico. Se dopo i titoli di coda vi è rimasta la voglia di esplorare altri mondi devastati, ecco alcuni film che meritano di essere recuperati.

ma cosa cambia davvero?

Il cinema post-apocalittico usa la fine della civiltà come punto di partenza per raccontare qualcosa di molto più vicino a noi: come cambiano le persone quando tutto ciò che conoscevano scompare. È forse questo il motivo per cui il genere continua a parlare anche al pubblico di oggi. Ogni storia immagina una catastrofe diversa, ma la domanda resta sempre la stessa: cosa succede quando vengono meno le regole che davamo per scontate? È in quel momento che il cinema post-apocalittico smette di raccontare la fine del mondo e inizia a raccontare la natura umana. Alcuni film lo fanno attraverso gli zombie, altri con epidemie, guerre o disastri climatici. Cambia lo scenario, ma resta la stessa domanda: cosa rimane dell’essere umano quando tutto il resto crolla.

I film post-apocalittici da recuperare

Children of Men immagina un futuro in cui l’umanità ha perso la capacità di avere figli. Più che raccontare una società al collasso, il film riflette sul valore della speranza quando il futuro sembra essersi fermato.

The Road porta il genere in una dimensione intima. Il viaggio di un padre e di suo figlio diventa una riflessione sull’amore, sulla responsabilità e sul desiderio di conservare la propria umanità anche nelle condizioni più estreme.

Immagine del film The road, concessa da Movieconnection

Mad Max: Fury Road trasforma il deserto in un mondo governato dalla scarsità delle risorse. Acqua, carburante e potere diventano strumenti di controllo, mostrando quanto rapidamente una società possa costruire nuove forme di dominio.

Snowpiercer usa un treno in movimento per raccontare una società divisa in classi. La distanza tra i vagoni diventa la rappresentazione di disuguaglianze che continuano a esistere anche dopo la fine del mondo.

28 giorni dopo, e oggi 28 anni dopo, riportano al centro una paura molto concreta: il crollo improvviso della normalità. Più degli infetti, a fare impressione è la velocità con cui la civiltà perde i propri punti di riferimento.

Un genere che continua a parlare del presente

Children of Men. Fotografia: Jaap Buitendijk

I film post-apocalittici cambiano insieme alla società. Negli anni della Guerra Fredda dominava il timore della guerra nucleare. Oggi trovano spazio epidemie, crisi climatiche, collasso delle istituzioni e disuguaglianze economiche. La fine del mondo diventa un modo per raccontare le inquietudini del presente senza doverle affrontare in modo diretto.

Forse è proprio questo il motivo per cui il genere continua ad attirarci cosi tanto. Dietro paesaggi desolati e città abbandonate, il cinema post-apocalittico più che chiederci come finirà il mondo, ci fa riflettere su quale parte della nostra umanità riusciremo a conservare quando tutto il resto sarà cambiato.

Fonti: Wikipedia

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