LA FANtastica signora Maisel: la felicità nasce quando crolla il piano A

LA FANtastica signora Maisel: la felicità nasce quando crolla il piano A

C’è una precisione geometrica nella vita di Miriam “Midge” Maisel all’inizio della serie. Ha il marito perfetto, due figli, un appartamento pazzesco nell’Upper West Side e misura le sue cosce ogni singolo giorno per assicurarsi di essere impeccabile. Poi, in una notte di pioggia, il marito la lascia. Fine del sogno. Midge, ubriaca e in camicia da notte, finisce sul palco del Gaslight Cafe del Greenwich Village. Afferra il microfono e inizia a urlare al pubblico la sua rabbia, la sua umiliazione e il suo disastro. E il pubblico fa una cosa che non era nei piani di Midge: si ammazza dal ridere.

Dopo aver analizzato la solitudine congelata di The Bear e la liberazione sgangherata di Little Miss Sunshine, ora perchè non parlare della serie che, più di tutte, celebra la rinascita attraverso il disastro. La Fantastica Signora Maisel viene spesso raccontata come una splendida sfilata di abiti vintage color pastello e battute a raffica, ma sotto le gonne a ruota e i cappellini coordinati c’è una verità molto più profonda: la storia di una donna che trova la felicità solo quando la sua vita perfetta va completamente in pezzi.

La trappola delle aspettative perfette

caroline aaron e tony shalhoub in la fantastica signora maisel credits philippe antonello prime video

Midge Maisel aveva fatto tutto bene. Aveva seguito ogni singola regola che la società le aveva imposto per essere felice, sottomettendosi a uno standard estetico e sociale soffocante. Quante volte lo facciamo anche noi? Ci costruiamo una corazza di certezze (il lavoro giusto, la relazione da mostrare, l’approvazione dei genitori) convinti che proteggerà la nostra felicità.

Ma le corazze, prima o poi, si spaccano. Il tradimento del marito non è solo la fine di un matrimonio, è il crollo della sua intera identità. La magia della serie sta nel mostrare che quel trauma non è la fine, ma l’inizio. Midge non cerca di rimettere insieme i pezzi del suo vecchio mondo; usa quelle macerie per costruirsi un palco. Capisce che la sua voce, quella vera, non filtrata dalle buone maniere, ha un valore immenso.

La comicità come atto di libertà

La stand-up comedy diventa per Midge uno spazio di anarchia pura. In un mondo di uomini che le dicono come comportarsi, lei sale sul palco e parla di sesso, di aspettative deluse, di gravidanze e di quanto sia assurdo dover essere sempre perfette. Il microfono diventa il suo specchio: lì sopra non deve compiacere nessuno se non se stessa.

La serie ci regala una scarica di adrenalina pazzesca perché ci mostra il prezzo della libertà. Midge finisce in prigione, viene boicottata, perde i soldi, lavora di notte nei club più squallidi e di giorno fa la commessa da B. Altman. Eppure, in mezzo a quel caos totale, è felice. È una felicità elettrica, faticosa, che sprizza da ogni battuta pronunciata alla velocità della luce. È la gioia di chi ha smesso di chiedere il permesso per esistere.

PrendETEVI IL VOSTRO microfono

La fantastica signora Maisel: la felicità nasce quando crolla il piano A
La Fantastica Signora Maisel

Alla fine, lo show di Amy Sherman-Palladino ci lascia con una domanda che scuote la nostra quotidianità: stiamo vivendo la vita che vogliamo o stiamo solo recitando la parte che hanno scritto per noi?

La parabola di Midge Maisel ci insegna che non dobbiamo avere paura del fallimento del nostro “piano A”. A volte, il fatto che tutto vada a rotoli è l’unico modo che abbiamo per scoprire chi siamo davvero. La vera felicità non è l’assenza di problemi, ma trovare quel posto nel mondo, che sia un palco, un ufficio o una stanza, in cui possiamo finalmente alzare la voce, dire la nostra verità e far ridere il buio dietro di noi. Senza più chiedere scusa a nessuno.

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