Come A24 ha conquistato Hollywood: una lezione per il cinema italiano
Quando pensate al cinema o ai grandi film è probabile che vi venga in mente il nome di un grande regista, come Steven Spielberg o Quentin Tarantino, oppure il nome di un grande attore come Morgan Freeman o di una grande attrice come Maryl Streep. Ma difficilmente potrebbe venirvi in mente il nome di una casa di produzione e distribuzione. Eppure, tutti conoscono A24, un logo che è diventato simbolo di grande cinema.

Mentre l’industria cinematografica in Italia sta lentamente sprofondando nell’oblio, messa alla prova da controverse leggi di bilancio, negli Stati Uniti A24 è riuscita a imporsi nell’industria cinematografica come un attore fondamentale nell’ecostistema hollywoodiano arrivando a cambiare le sue dinamiche dall’interno.
In quasi 15 anni A24 ha ottenuto agli Oscar 62 nominations e 18 vittorie, tra cui 7 per l’ormai iconico film Everything Everywhere All at Once.
Mentre numerose case di produzione sono ancora resrie nel portare sullo schermo determinate tematiche, A24 ha fin da subito messo nero su bianco la sua ferma convinzione nel trattare temi scottanti e raccontare storie e mondi invisibili: conflitti familiari, adolescenza, guerra, immigrazione, depressione, pornografia e sessualità, femminismo e mascolinità. L’enorme rischio preso da A24 ha iniziato fin da subito premiare le sue coraggiose scelte di distribuzione e produzione.

A24 si è immediatamente distinta per l’audacia delle sue storie, per l’originalità della prospettiva da cui venivano narrate, grazie ad una scrittura creativa e provocante.
Come funziona il metodo di A24?
A24 si basa su due semplici principi: il primo è dare agli autori e ai registi il massimo della libertà artistica, senza nessun tipo di censura; e secondo, di sfruttare come mezzo pubblicitario modalità poco convenzionali e poco costose, come il passa parola o contuenuti virali su internet.
La compagnia viene fondata nel 2012 da tre amici: Daniel Katz, David Fenkel e John Hodges. I tre produttori erano nauseati dalla qualità del cinema hollywoodiano degli ultimi anni: gigantesche produzioni ad altissimo budget senza alcun tipo di personalità, e che stavano facendo scomparire il cinema indipendente dei grandi autori.
A24 nacque inizialmente solo come azienda di distribuzione. L’obiettivo principale nei loro primi anni di vita è stato quello di trovare i migliori film indipendenti, acquistarne i diritti di distribuzione, e occuparsi solamente del comparto di distribuzione e marketing, cioè la creazione di poster, locandine, strategie di marketing online e merchandising.
A differenza della produzione, la distribuzione indipendente è una modalità che potenzialmente permette di guadagnare ingenti somme di denaro spendendo estremamente poco. E la loro strategia si è rivelata sin da subito quella vincente.
Nel 2013 esce Spring Breakers di Harmony Korine, il secondo film distribuito da A24, che ha avuto un successo incredibile nel cinema indipendente per la sua produzione a basso costo, ed è il primo film A24 che la maggior parte delle persone ha visto e conosce.

Spring Breakers presenta l’impronta stilistica riconoscibile che collega tutti i film di A24: una visione artistica forte e decisa, una palette fotografica di colori al neon e una sceneggiatura chiara e precisa. Ma soprattutto il film ha al suo interno numerose scene estremamente memabili, diventate immediatamente virali sul web.
Il marketing innovativo di A24 ha sfruttato fin da subito il mezzo dei meme, capendone l’enorme potenziale nascosto e usandolo per attirare il pubblico più vasto possibile e portarlo ad interessarsi al film.
L’obiettivo è quello di selezionare dei film con uno stile cinematografico vivace e riconoscibile per costruire un brand personalizzato, immediatamente riconducibile all’azienda.

La campagna marketing di Ex Machina ha dimostrato tutta la loro intelligenza nella promozione di un film. Per l’uscita del film sci-fi diretto da Alex Garland, A24 ha creato un profilo falso di Alicia Vikander su Tinder in cui invitava tutti gli uomini ad andare a vedere il film in uscita. Mentre per The Witch hanno creato degli account Twitter per ogni personaggio del film.
L’azienda impara velocemente le regole per sopravvivere all’interno della giungla spietata di Hollywood e, dopo quattro anni di distribuzione e brandizzazione, A24 decide di produrre il primo lungometraggio: Moonlight.

Moonlight rappresenta una scommessa importante per A24, che decide di credere nel regista Berry Jankins, solamente al suo secondo film. Anche per la produzione A24 segue la sua regole imprescindibili: massima libertà artistica al regista. E anche questa volta il metodo funziona, il film si aggiudica tre statuette agli Oscar, tra cui quella per miglior film.
Qual è la formula vincente che può aiutare il cinema italiano?
A24 ha dimostrato ha che il pubblico è alla ricerca di originalità, di grandi storie raccontate con personalità e punti di vista innovativi e stimolanti. E la chiave per realizzare un cinema rivoluzionario e allo stesso tempo profittevole è dare piena libertà artistica ai registi.
Il primo punto riguarda l’interesse per il talento.
Nell’industria cinematografica italiana è raro che una produzione decida di affidarsi a un giovane talentuoso, si preferiscono sempre nomi estremamente conosciuti, presenti nel panorama cinematografico da molto tempo.
A24 ha fin da subito investito le proprie risorse nella ricerca di talenti che potessero rinnovare tematiche ormai stereotipate.
E oltre al talento anche versatilità, attirando personalità del cinema e dello spettacolo già consolidate per espandere ed espolarare nuove potenzialità, uscendo dalla loro filmografia convenzionale. Mentre in Italia è raro vedere attori che escono dalla propria confort zone attoriale, A24 spinge al limite le proprie produzioni per spremere fuori dagli artisti tutto il succo del loro talento.

Uno degli esempi più emblematici è l’attrice Zendaya. Conosciutissima per essere la MJ di Spiderman, Chani in Dune, e la trapezzista afroamericana in The Greatest Showman, e Challengers di Luca Guadagnino, la sua performance più iconica rimane Rue di Euphoria, prodotta da A24. In Euphoria Zendaya dimostra tutta la sua straordinaria bravura attoriale, attraverso una performance commovente, in cui esce dai binari ordinari di molti suoi ruoli più ingenui per un ruolo più maturo, adulto e crudele.
Una performance che è stata una chiave che le ha permesso di accedere ha importanti produzioni autoriali.
Un altro esempio può essere Adam Sandler, attore famoso per le sue commedie demenziali, che nel 2019 ha recitato in Uncut Gems dei Safdie Brothers, un thriller ad alta intensità, cambiando la percezione che pubblico e critica avevano nei suoi confronti come attore, un ottimo esempio di versatilità.
Altri due punti importanti sono libertà creativa e idee originali.

Come abbiamo già detto l’unica regola di A24 è dire “Sì”: non importa quanto i progetti presentati possano sembrare folli e assurdi, o se sulla carta si presentano come fallimentari. La regola è quella di affidarsi completamente alla creatività degli artisti.
Opere e sceneggiature che nessuna casa di produzione porterebbe a termine per paura di una perdita si rivelano tra le mani di A24 dei successi strepitosi, grazie unicamente alla fiducia incondizionata che lo studio nutre per i suoi artisti e collaboratori.
In Italia questa fiducia negli artisti e nei progetti folli e stravaganti è totalmente assente. E’ quasi impossibile che siate andati al cinema a vedere un film italiano veramente sovvertivo e creativo, con parti di trama stravaganti o che trattasse di tematiche che non fossero la famiglia e i divorzi. Ormai il pubblico italiano è molto più avanti dell’industria del cinema.
Un altro punto importante è il marketing.
Come ha detto Robert Pattinson, riferendosi ad A24: “È assurdo che ci sia un articolo su una società di distribuzione. È completamente folle”. La società americana ha fin dall’inizio investito per avere una personalità forte e riconoscibile, permettendole di creare una fan base estesa e molto consolidata.
Mai nella storia una società di distribuzione cinematografica era riuscita a creare un fandom così appassionato e fedele, allargandolo per poi spostarsi sulla produzione.
L’unico altro caso nella storia è Disney.
In ogni manovra di marketing A24 non è mai banale: le locandine dei film sono estremamente cinematografiche, misteriose e magnetiche, appositamente studiate per incuriosire lo spettatore e spingerlo a guardare il film.

I poster sono studiati per restituire al meglio le emozioni del film. Anche senza aver guardato un film A24, è possibile intuire quali saranno le emozioni e i sentimenti predominanti.
Per ogni film viene creato un merchandising specifico e originale, mai ripetitivo. Rendendo così la fruizione di ogni film unica e personalizzata.
In Italia, oltre a sempre maggiori società che falliscono o che vengono assorbite da società straniere, nessuna società di distribuzione ha una personalità o un brand sapientemente costruito e che abbia conquistato la fiducia del pubblico.
Le locandine dei film sono dimenticabili, poco curate e poco cinematografiche.
Le società più famose sono costrette, per sopravvivere, ad assoggettarsi a multinazionali estere.
L’ultimo punto è l’ispirazione.
Il cinema di A24 è un cinema ispirato e che vuole a sua volta ispirare una nuova generazione di registi. I film di A24 non si fermano al pubblico in sala, non muoiono alla fine dei titoli di coda, ma continuano a vivere, a crescere e maturare negli spettatori, ispirandoli e influenzandoli, come il cinema nella sua forma più pura dovrebbe fare.

Le grandi produzioni cinematografiche e la cultura dei blockbuster hanno ucciso il potere riflessivo e ispirazionale del cinema trasformandolo semplicemente in un giocattolo costoso. Giorno dopo giorno A24 prova di non essere una studio di produzione come gli altri, valicando ogni giorno nuovi limiti e spostando l’asticella delle aspettative sempre più in alto.
Purtroppo, in Italia non abbiamo ancora registi né tanto meno case di produzione coraggiose, ispirate e disposte ad ispirare a loro volta, pronte a prendersi dei rischi e sacrificare i propri guadagni per portare nelle sale italiane dei film che possono anche essere divisivi e controversi.
Nel frattempo, il modello e la cultura cinematografica portata avanti da A24 stanno già facendo nascere case di produzione indipendenti che in poco tempo ottengono risultati giganteschi: una di queste è NEON, che in soli nove anni, dal 2017, ha prodotto e distribuito capolavori come Anora, Parasyte, Anatomia di una caduta, Sentimental Value, vincendo sei palme d’oro consecutive a Cannes.

Ancora pochi anni e questo nuovo modello di cinema indipendente arriverà anche in Europa.
E in Italia, quanto ancora dovremo aspettare prima che sia troppo tardi?


