Siamo una società assetata di successo e Martin Scorsese aveva previsto tutto

Siamo una società assetata di successo e Martin Scorsese aveva previsto tutto

Oggi, con l’avvento dei social media, ogni professione viene tramutata in un palcoscenico per conquistare visibilità e successo. Ogni professione viene ridotta a “trampolino sociale” con l’obiettivo di intercettare il pubblico più vasto possibile e costruirsi un’immagine da influencer. Dai professori agli avvocati, dai nutrizionisti agli psicologi, è sempre più difficile trovare una professione lavorativa che non sia ancora entrata nell’orbita di influenza dei social media, dove l’aspetto visivo è quello dominante e la ricerca del consenso è più importante rispetto alla profondità degli argomenti.

Il desiderio di divulgazione di alcune persone si è trasformato in ambizione e smania di successo in altre, diventando vittime del carattere divinatorio e sacrale esercitato dai social media e dalla televisione da ormai 80 anni. 

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Nel 1982, Martin Scorsese dirige un film che sembra anticipare la deriva del fanatismo e dell’ossessione per il mondo televisivo e tutto ciò che lo circonda. Un’opera che da una parte descrive un fenomeno che si sta già verificando ma dall’altra mette in guardia sui pericoli futuri che ne possono derivare. 

La storia è quella di Rupert Pupkin (Robert De Niro), un trentenne lavorativamente deluso che vive ancora con la madre. Il suo sogno è quello di diventare il più grande comico di tutti i tempi, e dentro di sé sente di esserlo. Rupert è ossessionato dalla figura di Jerry Langford (Jerry Lewis), il conduttore del Jerry Langford Show,il talk show più seguito e amato della nazione. Il Jerry Langford Show è una costante fissazione nella vita di Rupert, e vuole avere l’opportunità di avere uno spazio all’interno dello show. Una sera, mentre Jerry Langford sta uscendo dagli studio per tornare in albergo, Rupert riesce a salire sull’auto per parlare con il famoso conduttore, e chiedergli di avere l’opportunità di esibirsi nel suo show. Jerry, tormentato da Rupert, decide di accettare.

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Rupert inizia a presentarsi ogni giorno alla sede dell’emittente televisiva dello show di Jerry per discutere della sua esibizione, ma viene puntualmente cacciato fuori. Rupert, non si arrende e, assecondando le sue paranoie e le sue fantasie ossessive in cui lui e Jerry sono intimi amici, decide di presentarsi a casa di Jerry con Rita, la donna di cui è innamorato. Quando Jerry trova Rupert in casa sua va su tutte le furie, e gli intima di uscire. Rupert, amareggiato e deluso, decide di mettere in atto un ultimo tentativo per esibirsi nel Jerry Langford Show e dimostrare così di essere il più grande comico di tutti i tempi.

Perché quest’opera è così importante oggi?

Rupert Pupkin è una persona nevrotica e socialmente diastaccata da chiunque, tranne dalla madre con cui vive. Rupert come Trevis Bickle di Taxi Driver è un uomo del sottosuolo, un personaggio dostoejvskijano che rappresenta la solitudine, la lotta interiore, il senso di rifiuto e il fallimento. E’ un uomo alla ricerca di un’appartenenza e di realizzazione. Rupert crede di aver trovato un senso e un significato della propria vita nel mezzo televisivo: sente che solamente attraverso il riconoscimento da parte degli altri della propria bravura come comico la sua vita può avere un reale significato. Rupert sente di essere insignificante senso un riconoscimento da parte di un pubblico: se non viene guardato da nessuno Rupert Pupkin non esiste. 

L’intero film ruota attorno alla linea estremamente labile e sottile che separa realtà e  finzione, verità e illusione, oggettività e soggettività. Rupert, più che un uomo degli anni ‘80, sembra rappresentare l’uomo del XXI secolo che non riesce a distinguere nettamente la differenza tra tra ciò che immagina (o ciò che crede di vedere) e ciò che accade attorno a lui. Rupert è schiavo dei personaggi televisivi che guarda ogni giorno, tanto da farne dei cartonati trasformando la propria camera in un finto studio televisivo in cui si esibisce. Simula delle interviste, e chiacchera con i suoi idoli di cartone in maniera scherzosa e amichevole. Ma a questo punto a Rupert non basta più alimentare la propria immaginazione, ora vuole concretizzare le proprie fantasie. Vuole diventare anche lui famoso e idolatrato. 

Analisi del film

Nella scena d’apertura Rupert è in attesa come molte altre persone che Jerry Langford esca dagli studios, per strappargli una foto o un autografo. Ma Rupert è lì per un progetto più ambizioso, proporre a Jerry di esibirsi nel suo show. 

E’ interessante come Rupert in realtà si vergogni di trovarsi in mezzo alla folla di fanatici. Si muove in mezzo a loro ma senza farsi riconoscere, poiché per lui è umiliante dover fare la fila come tutti gli alltri per parlare con Jerry Langford. Rupert si proietta già come un uomo di successo, nella sua mente perversa lui ce l’ha già fatta.

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Infatti, a riprova di ciò, i titoli di testa si scorrono sopra un’inquadratura emblematica. Rupert guarda all’interno del finestrino dell’auto di Jerry Langford e da dentro le mani di un’altra fan ossessionata da Jerry sbattono contro il finestrino. 

Il frame isolato dal contesto narrativo ricorda una televisione e la luce dei flash delle fotocamere provenienti dall’esterno ricorda la luce fluorescente dei televisori a tubi catodici. E all’interno dello “schermo” il volto di Rupert Pupkin viene adorato dalle mani di una ipotetica spettatrice. Attraverso questa inquadratura Scorsese riesce a raccontare e riassumere l’intero film. Questa stessa inquadtratura potrebbe ricordare un film come Videodrome di David Cronenberg, che uscirà esattamente l’anno dopo. 

In ogni inquadratura della pellicola Rupert Pupkin restituisce allo spettatore la costante sensazione di appartenere al palco allo stesso modo di un oggetto di scena.

E per lui l’unica cosa che ha realmente valore sono la fama e il successo. Infatti, cerca di conquistare Rita, una barista di cui è innamorato, raccontandole che lui diventerà un grande comico, il re dei comici, mentendole su come lui e Jerry siano amici, fingendo di avere una vita che non ha. Mentre Rita, che non nutre nessun sentimento per Rupert, che preferisce frequentare altri uomini rispetto a lui, tanto da lasciarlo per un altro uomo nel mezzo di una cena, accetta di dare seguito alle sue fantasie solo per rincorrere anche lei un illusione di fama e popolarità. 

Può esistere successo senza impegno?

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Rupert Pupkin desidera ossessivamente il successo. Desidera essere il protagonista di interviste. Desidera che i momenti più importanti della sua vita (come il matrimonio) avvengano in diretta televisiva. Rupert non può accettare di vivere una vita al di fuori dell’inquadratura. Ma non è disposto a pagare nessun prezzo per conquistare la vita sotto i riflettori che tanto desidera. 

Rupert, oltre ad essere un personaggio dostoevskijano, rappresenta l’inettitudine della letteratura italiana da Svevo a Pirandello, in cui l’uomo agogna una vita migliore ma non è disposto in alcun modo a lavorare o a faticare. Rupert si spaccia per comico ma non ha mai fatto nessuno spettacolo che non fosse nella propria immaginazione. Rupert preferisce crogiolarsi nelle proprie fantasie e illudersi della propria grandezza latente pur di impegnarsi realmente. La responsabile dell’emittente televisiva dice a Rupert che se farà degli spettacoli verrà preso in considerazione per il talk show, ma lui vuole iniziare direttamente dall’alto. 

Il vero volto del successo

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Chi vuole diventare famoso e popolare senza alcun tipo di sforzo non aspira a una qualche forma di realizzazione ma all’autocelebrazione, insegue solamente il sogno americano di fama e benessere caduti dal cielo. 

Ami realmente il tuo lavoro o ti piace solamente perché è un lavoro celebrato e tenuto socialmente in considerazione? O solamente perchè è un lavoro che rientra nella categoria di quelli più in trend?

Rupert Pupkin è un’ombra alla ricerca di un corpo. Un uomo che ha deciso di intraprendere la carriera da comico solamente perché lo show più famoso del paese è condotto da un comico. E, probabilmente, non c’è reale differenza quando oggi alcune professioni o alcune facoltà universitarie vedono picchi di iscrizioni a causa di alcune serie tv incentrate sulla figura dell’avvocato, o dell’investigatore, o dello psicologo. Oppure professori stanchi di insegnare a pochi usano i social media per insegnare a tutti, alla ricerca di un senso di autorealizzazione per mezzo dell’autocelebrazione, e dei numeri. 

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La televisione e i social media hanno modificato definitivamente il nostro modo di pensare. Hanno fuso le nostre perversioni più recondite con il desiderio di successo e popolarità. Ora, quando sogniamo non possiamo mai farlo fuori dal confine di uno schermo. 

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