perché Dune 3 e Denis Villeneuve sono pronti a distruggere il mito di Paul Atreides.

Il 16 dicembre arriva nelle sale italiane l’ultimo capitolo della trilogia di Denis Villeneuve. Paul Atreides è imperatore, la jihad ha sterminato miliardi, e il trailer lo dichiara senza sconti: “Perdonatemi per ciò che ho fatto.” Warner Bros. sta vendendo un blockbuster da centinaia di milioni di dollari con la frase di un tiranno. Il rischio di posizionamento è altissimo. Ed è esattamente ciò che rende questo film il più interessante dell’anno.

Il trailer finale è uscito l’8 luglio e i biglietti IMAX 70 mm per le diciannove sale che proietteranno il film in pellicola sono andati esauriti in pochi minuti il 6 aprile. L’attesa è alle stelle. Eppure, il materiale promozionale non sembra raffigurare un eroe trionfante. Mostra un uomo distrutto che chiede perdono per una tragedia. Paul Atreides ha vinto, ha sconfitto gli Harkonnen e ha preso il trono imperiale. E adesso, dodici anni dopo, governa su un impero costruito sui cadaveri di miliardi di esseri umani. La jihad fremen che ha scatenato alla fine di Parte Due non si è fermata; ha attraversato la galassia come un incendio.

Dune Parte Tre adatta Messia di Dune, il romanzo che Frank Herbert scrisse nel 1969 con un obiettivo preciso: smontare il mito dell’eroe che lui stesso aveva costruito. Paul Atreides è un leader carismatico che finisce per diventare tiranno: la sua capacità di prescienza vacilla, il suo potere si sgretola, i cospiratori tramano la sua fine. Villeneuve ha scelto di chiudere la trilogia con il libro più anti-blockbuster della saga, e lo fa con un cast che aggiunge Robert Pattinson nel ruolo del villain Scytale e Anya Taylor-Joy in quello di Alia, la sorella di Paul, dopo il cameo nel secondo film. Timothée Chalamet, Zendaya, Rebecca Ferguson e Javier Bardem tornano nei loro ruoli. Hans Zimmer firma ancora la colonna sonora. Linus Sandgren sostituisce Greig Fraser alla fotografia, perché Fraser era impegnato sul set di The Beatles di Sam Mendes.

Il paradosso del marketing

Il trailer usa una frase precisa: “Perdonatemi per ciò che ho fatto“. È la voce di Paul, e non è la voce di un eroe. Per la prima volta Warner Bros. sta vendendo al grande pubblico un blockbuster sci-fi in cui il protagonista è un tiranno che chiede perdono, e il rischio di posizionamento è raro per un franchise da un miliardo di dollari. I primi due film erano costruiti sull’aspirazione: Paul che scopre il deserto, che impara a combattere, che abbraccia il destino. Mentre il terzo film capovolge tutto. Mostra il prezzo di quel destino: il prescelto, alla fine, è solo un uomo che ha causato la morte di miliardi di persone.

La domanda è se il pubblico sia pronto a seguire questa virata. Messia di Dune è notoriamente un romanzo claustrofobico, quasi teatrale, che si svolge quasi interamente nei palazzi del potere. Poca azione, molti dialoghi, una cospirazione che si stringe attorno al protagonista come un cappio. Villeneuve ha dimostrato di saper gestire la complessità, ma qui la sfida è diversa: convincere milioni di spettatori a empatizzare con un uomo che ha scatenato una guerra santa.

L’economia dell’attenzione e il sold-out come sintomo

Il 6 aprile 2026, i biglietti per le proiezioni in IMAX 70 mm sono stati messi in vendita. Diciannove sale in tutti gli Stati Uniti hanno esaurito i biglietti in pochi minuti. Il dato, di per sé, è una notizia. Ma letto in controluce, racconta qualcosa di più profondo sull’economia dell’attenzione post-pandemia.

L’evento cinematografico raro è diventato un bene di lusso scarso, in un mercato dove lo streaming ha reso tutto disponibile on-demand. L’Odyssey di Nolan, in uscita a luglio, ha mandato in crash i siti di prevendita. Il pubblico cerca esperienze che non possono essere replicate sul televisore seduti sul divano di casa. La pellicola IMAX, la proiezione in 70 mm, il rito collettivo della sala: tutto questo ha assunto un valore che prima della pandemia era marginale. Dune Parte Tre cavalca quest’onda, e lo fa con un film che è l’opposto del blockbuster tradizionale. Il pubblico compra il biglietto per un evento, poi, una volta in sala, si troverà davanti a un uomo che implora perdono.

Il rischio della fedeltà letteraria

Dune parte tre: l'epopea di Paul Atreides si conclude a dicembre
(TheMovieDatabase)

Herbert scrisse Messia di Dune perché era infastidito dalla reazione al primo romanzo. I lettori avevano trasformato Paul Atreides in un eroe, ignorando gli avvertimenti che lui aveva seminato nel testo. Allora Herbert scrisse un sequel che rendeva impossibile fraintendere: Paul è un tiranno, la religione è uno strumento di controllo, l’eroe è una costruzione politica. Villeneuve ha sempre detto di voler adattare la trilogia fino a questo punto, e ha sempre dichiarato di considerare Paul un antieroe.

La domanda è se Hollywood possa davvero permettersi di adattare un libro che critica il concetto stesso di eroe cinematografico. La macchina sempre accesa del marketing, per sua natura, tende a riassorbire tutto in un prodotto consolatorio. Ma il trailer di Dune Parte Tre suggerisce che Villeneuve abbia vinto la sua battaglia. “Perdonatemi per ciò che ho fatto” è distante dalle classiche frasi da eroe. È la frase di un uomo che ha capito di essere diventato il mostro che aveva sempre temuto.

Il 16 dicembre, in sala, scopriremo se il pubblico è pronto a guardare in faccia quel mostro. O se, come i seguaci di Paul, preferirà continuare a credere al mito.

Fonti:

New ‘Dune: Part Three’ Trailer Hints That Timothée Chalamet’s Paul Atreides Might Be “Way Beyond Redemption” (Deadline)

‘Dune 3’ Trailer: Timothée Chalamet and Denis Villeneuve Unleash Action-Packed Scenes With More Zendaya, Jason Momoa and Sandworms (Variety)

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