Il film proibito di Guadagnino: perché Hollywood ha il terrore di distribuire ‘Artificial’ su Sam Altman

Il film proibito di Guadagnino: perché l’intera Hollywood ha il terrore di distribuire ‘Artificial’ su Sam Altman

Luca Guadagnino ha girato un film su Sam Altman con Andrew Garfield, Yura Borisov e Monica Barbaro. I test screening sono stati positivi, eppure nessuno lo vuole. Il motivo ha a che fare con lo storico legame che esiste tra Hollywood e la Silicon Valley 

La notizia è esplosa il 20 giugno, quando Puck ha rivelato che Mike Hopkins, capo di Amazon MGM Studios, aveva comunicato a Guadagnino e ai produttori la decisione di abbandonare il film. Il giorno dopo Variety e Hollywood Reporter hanno confermato tutto. Amazon ha rilasciato una dichiarazione che contiene tutto il paradosso: “Abbiamo il massimo rispetto e ammirazione per Luca Guadagnino come regista pluripremiato. Riteniamo che Artificial sarà meglio servito se distribuito da un altro studio“. Tradotto in parole povere: il film è bello, il regista è bravo, ma a causa di una serie di conflitti di interesse (cioè il nuovo accordo con Open AI) non possiamo distribuirlo.

Quello che è successo dopo è ancora più istruttivo. Focus Features ha passato. E pure Warner Bros, A24, Netflix e Universal. Nel giro di quarantott’ore, l’intera industria americana ha deciso che un film con un regista candidato all’Oscar, un cast da nomination e test screening positivi non poteva essere distribuito. La CAA Media Finance, che rappresenta Guadagnino, sta organizzando proiezioni d’emergenza per trovare una nuova casa. Al momento Mubi è il candidato principale. Se Mubi acquisisse il film, una première mondiale alla Mostra di Venezia — dove Guadagnino ha presentato molti suoi lavori — sarebbe l’approdo naturale.

Per capire cosa sta succedendo bisogna guardare la timeline. A giugno 2025, Amazon annuncia che Guadagnino dirigerà il film per Amazon MGM Studios. A febbraio 2026, Amazon annuncia un accordo strategico con OpenAI da 50 miliardi di dollari. A giugno 2026, Amazon abbandona il film che racconta la storia di Sam Altman, CEO di OpenAI, dipingendolo come un bugiardo patologico che inizia con intenzioni idealistiche e finisce per concentrarsi esclusivamente sul profitto. L’arco narrativo culmina con la creazione di Altman che rischia di portare all’estinzione dell’umanità. 

La mappa degli interessi

Il caso Artificial rappresneta il sintomo di una trasformazione strutturale. Ogni rifiuto che il film ha ricevuto ha un accordo in conflitto. Amazon ha investito 50 miliardi in OpenAI. Netflix ha acquisito la startup di Ben Affleck che sviluppa strumenti AI per modificare scene girate senza riprese aggiuntive. A24 ha annunciato una partnership con Google DeepMind da 75 milioni di dollari esattamente il giorno dopo aver rifiutato il film — il 22 giugno. L’accordo non dà a Google accesso alla library di A24, ma mette i ricercatori di DeepMind dentro le produzioni reali dello studio. Lionsgate ha una partnership espansa con Runway AI per sviluppare proprietà intellettuali generate dall’intelligenza artificiale attingendo ai franchise esistenti. Disney ha firmato un accordo triennale con OpenAI per licenziare i personaggi del suo catalogo su Sora, per poi chiuderlo all’improvviso mentre contemporaneamente querelava aziende come MiniMax e Midjourney per violazione del copyright.

La mappa è chiara. Ogni grande studio ha un accordo in corso con un’azienda di intelligenza artificiale. Ogni grande studio ha rifiutato il film che racconta la storia del CEO della più importante azienda di intelligenza artificiale del mondo.

L’immagine di Guadagnino

Venerdì 27 giugno, intervistato da Lilli Gruber a Otto e Mezzo su La7, Guadagnino ha commentato per la prima volta la vicenda. “Purtroppo non posso dire molto perché siamo nel mezzo di questa situazione“, ha detto. Poi ha parlato della sostanza tematica del film, e quello che ha detto è la chiave di lettura di tutto.

Quello che mi interessa di più è come le persone stiano cambiando completamente il volto, non solo della società, ma il volto stesso dell’identità di un posto come gli Stati Uniti e dell’intero mondo. Abbiamo girato parte del film a San Francisco, una città meravigliosa, una delle grandi città americane distinte, la città di Alfred Hitchcock, un luogo di grande bellezza ma anche grande disperazione, con tante persone senzatetto, tante persone sotto l’influenza del fentanyl, mentre queste meravigliose, silenziose auto a guida autonoma scivolavano accanto a loro. Questa, per me, è l’immagine perfetta per illustrare il tema. È un’immagine inquietante. Più che inquietante.

Quella è l’immagine che gli studios hanno deciso di non mostrare. Perché è una verità troppo profonda e troppo scomoda per chi ha appena investito miliardi di dollari nelle aziende che producono quelle auto a guida autonoma, quei modelli di linguaggio, quelle infrastrutture cloud che alimentano l’intelligenza artificiale.

Una nuova politica di distribuzione

Il film proibito di Guadagnino: perché l’intera Hollywood ha il terrore di distribuire ‘Artificial’ su Sam Altman
(Shotdeck)

Quello che emerge in questi giorni dall’intera vicenda di Guadagnino potrebbe essere più spaventoso di quanto sembri per l’industria cinematografica. Quando le aziende di distribuzione devono decidere se distribuire o meno un film i parametri su cui si basano sono spesso la coerenza con il brand, cioè se un film è in linea con l’estetica e lo stile dei film solitamente distribuiti; oppure l’appeal su una determinata fascia di età; oppure se quel film può potenzialmente vincere dei premi o dei festival. E, cosa più importante, il fattore economico: quanto si può guadagnare distribuendo il film a fronte dei costi.

Ma la situazione vissuta dal film di Guadagnino sembra dimostrare che le case di distribuzione siano diventate ostaggio della Silicon Valley, e tra i parametri con cui valutare o meno se distribuire un film ora ci sono anche gli accordi e i contratti con la classe dirigente delle aziende Big Tech. Se è vero che gli interessi e gli accordi economici sono sempre stati un conflitto di interessi per molte aziende di distribuzione, che hanno sempre evitato di distribuire film che trattessero specifiche tematiche, il fatto che l’IA sia così indispensabile per ogni azienda potrebbe portare molti distributori a tenersene alla larga. Portando il tema a diventare praticamente un tabù.

Chi resta

A oggi, gli unici distributori ancora in corsa sono Mubi e Neon. Due realtà indipendenti, senza accordi AI in corso. Il fatto che solo chi non ha ancora venduto la propria autonomia possa permettersi di distribuire un film su Sam Altman è la didascalia perfetta di questa storia. Se Mubi acquisirà il film, la Mostra di Venezia — con la sua giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal e composta da autori come Kaouther Ben Hania e Johnnie To — sarebbe la destinazione naturale. Guadagnino è di casa al Lido. E un festival che ha appena messo un teorico del cinema in giuria potrebbe accogliere con entusiasmo il film che Hollywood ha paura di mostrare.

C’è un ultimo dettaglio che chiude il cerchio. Il SAG-AFTRA 2026 TV/Theatrical Agreement, ratificato a giugno, include nuove regole sui performer generati dall’AI. Ma il deal A24DeepMind occupa una zona grigia. Un laboratorio AI che costruisce strumenti dentro il processo di sviluppo di uno studio è diverso dal fornire contenuti AI finiti a una produzione completata. Ma quella distinzione potrebbe non sopravvivere all’evoluzione degli strumenti. Il cinema sta negoziando il proprio futuro in tempo reale, e Artificial è il film che racconta esattamente questa negoziazione. Forse è per questo che nessuno vuole distribuirlo. Non perché sia brutto. Perché è già successo.

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