In The Lighthouse un’isola remota nasconde riferimenti alla mitologia classica e al concetto di mascolinità che si mescolano con il dramma e la frustrazione sessuale. Ma qual è il vero significato di The Lighthouse? Perché la luce del faro è così importante?
Un uomo di nome Winslow si reca in un’isola remota del New England per lavorare come guardiano a un faro sotto la supervisione di un custode più anziano e severo, Thomas Wake. Quest’ultimo non vuole che Winslow abbia accesso alla luce del faro, per una sorta di incomprensibile gelosia. Il rapporto tra i due uomini inizia a logorarsi lentamente, man mano che passano i giorni.
Dal dramma psicosessuale all’horror lovecraftiano fino all’adattamento di un Prometeo contemporaneo. Fin dalla sua uscita, The Lighthouse si è presentato come un film enigmatico, criptico, difficile da decifrare nelle sue sequenze oniriche. Complice il fatto che lo stesso regista, Robert Eggers, voleva che la pellicola potesse offrire più interpretazioni possibili al pubblico, senza alcun tipo di spiegazione, nemmeno nei dialoghi.
Realtà e finzione
Fin dalla prima inquadratura il film sembra immerso in un’atmosfera irreale. L’isolamento vissuto dai due protagonisti, costretti a lavorare giorno e notte senza incontrare nessun’altra anima viva, è più simile a un crudele girone infernale o a un sogno febbrile.
E di questa sensazione lo spettatore riceve conferma dal film stesso. Thomas Wake a un certo punto dice che lui potrebbe essere solo un frammento dell’immaginazione di Winslow. L’isola stessa potrebbe essere immaginaria. Forse in realtà Winslow sta vagando in qualche foresta del Canada con la neve fino alle ginocchia.
Wake lascia intendere che ciò che vediamo potrebbe essere una finzione, un sogno febbrile, una serie di eventi allegorici. Winslow sta in realtà vivendo tramite un sogno il suo isolamento e la sua frustrazione sessuale.
il dramma psicosessuale

Nonostante non venga mai nominata, The Lighthouse è ossessionato dalla sessualità. Il film è pieno di figure falliche (il faro stesso a livello psicoanalitico rappresenta una figura fallica, è un’allegoria della mascolinità), vagine, buchi di ogni sorta e masturbazione.
Scopriamo che il vero nome di Winslow è Thomas Howard. I due protagonisti (quasi per coincidenza) si chiamano entrambi “Thomas”. Un riferimento biblico alla figura di Tommaso, colui che crede solamente se vede con i suoi occhi. Ma Howard, che vuol dire “guardiano”, rappresenta il sottoposto, mentre Wake (che significa “sveglio”) rappresenta la figura autoritaria, il maestro che conosce già la verità.
Howard è un uomo in fuga da sé stesso, che non riesce realmente ad accettarsi. Ha rubato il nome che usa a un altro uomo di cui era innamorato, ma che è stato costretto a uccidere per nascondere la sua omosessualità. È un uomo profondamente frustrato che non riesce a esprimere la sua sessualità. L’isola stessa è una rappresentazione allegorica di questa frustrazione e di questo “isolamento sessuale”.
Il significato della sirena

La sirena, presente nelle allucinazioni e nei sogni, è uno dei simboli dell’isolamento sessuale di cui soffre Howard. La sirena non è in realtà una donna ma la perversione e la snaturazione di una vera donna. Non ricordando più com’è fatta una vera donna, Howard fonde il suo corpo con ciò che conosce meglio e vede tutti i giorni, cioè il mare e i pesci. Il suo desiderio sessuale è diventato sempre più deviante e innaturale.
La sirena nella storia del cinema ha sempre rappresentato un elemento fiabesco di seduzione e femminilità, come nei film della Disney. Ma nelle mani di Robert Eggers si trasforma in uno strumento di body horror e nella materializzazione del trauma sessuale vissuto quotidianamente da Howard, quello che in psicoanalisi viene considerato il rimosso.
La sirena di The Lighthouse non è liscia e affascinante, ma vischiosa, formata da scaglie e con lineamenti taglienti. La sua coda è più simile a quella di un predatore degli abissi. Inoltre, la sirena è spogliata di tutta la sua aura epica e sensuale, trasformando il suo canto in una vera e propria aggressione acustica, cancellando l’ammaliante canto e la melodia celestiale raccontati da Omero. Il suo canto diventa un suono a bassa frequenza che penetra le mura del faro e il cranio di Howard, portandolo al collasso psicologico e attirandolo verso la luce del faro, cancellando i suoi freni inibitori.
Howard e l’omosessualità
Tutto ciò che vediamo manifestarsi all’interno di The Lighthouse, dalle manifestazioni della sirena ai tentacoli fino alle visioni di Winslow (l’uomo ucciso da Howard), rappresenta la battaglia combattuta da Howard con la sua omosessualità repressa.
La confusione sessuale di Howard si manifesta anche nella sua violenza. Quando vede la sirena per la prima volta, avvolge la mano intorno al suo collo come se volesse strozzarla. Oppure, quando cerca le chiavi del faro mentre Wake dorme, gli punta un coltello alla gola: è un segno che vorrebbe avere un rapporto sessuale con Wake ma non conosce il modo corretto di farlo. Tutto questo si unisce alle visioni della morte di Winslow proprio mentre si masturba.
Dai dialoghi con il vecchio Wake possiamo dedurre che probabilmente Howard non ha mai avuto alcun tipo di esperienza sessuale o sentimentale con una donna, a differenza del più anziano custode che è stato sposato per decenni con una donna. Per questo, Howard aspira a potersi conformare alla normalità, alla mascolinità tradizionale, a poter esprimere la sua sessualità come fanno tutti, cioè con una donna. Le sue visioni in cui ha un rapporto sessuale con la sirena rappresentano il suo profondo desiderio di raggiungere la soddisfazione sessuale e guarire dal suo profondo senso di frustrazione e inadeguatezza.
La luce della mascolinità
La luce del faro in questo senso rappresenta proprio la realizzazione sessuale e la fine del senso di alienazione e frustrazione. Per raggiungere la soddisfazione sessuale e poter avere un rapporto con una donna, Howard viene convinto dalla sirena che lo conduce sempre di più alla follia che la luce del faro sia la via d’uscita dalla sua prigionia.
Il suo stesso predecessore aveva descritto la luce come una forma di salvezza e una fuga dalla confusione sessuale.
Il mito Proteo
Scavando sotto la superficie della pellicola e andando oltre le atmosfere thriller e il dramma psicosessuale di The Lighthouse, il film si rivela a tutti gli effetti una vera e propria titanomachia: uno scontro archetipico tra due figure fondamentali del pantheon classico, Proteo e Prometeo.
Eggers decostruisce questi due miti e li fonde con il folklore del New England, trasformando la lanterna del faro nel “fuoco” divino e l’isola in un palcoscenico per il castigo eterno.
Nella mitologia greca, Proteo è sicuramente una delle divinità marine più affascinanti. Figlio di Poseidone, e spesso identificato con il titolo di “Vecchio del Mare”, Proteo è una figura ancestrale che rappresenta la forza primordiale, mutevole e misteriosa degli abissi. Tra i suoi straordinari poteri, oltre al dono della profezia, Proteo può trasformarsi in pochi istanti in animali feroci, elementi naturali e piante, rendendo la sua identità un flusso in perenne mutamento.
Thomas Wake rappresenta la figura di Proteo, il Vecchio del Mare che sorveglia l’isola e decide di monopolizzare per sé tutta la conoscenza, cioè la luce del faro, negando al suo sottoposto l’accesso a quella luce che simboleggia la verità e il potere divino. Inoltre, Wake, come Proteo, è un vero e proprio mutaforma. Oltre a vederlo mutare fisicamente nelle allucinazioni di Howard, Wake cambia costantemente la versione dei racconti sul suo passato, sul destino del suo precedente aiutante e sulle regole dell’isola. Usando l’alcol per disorientare Howard.
Il mito di Prometeo Classico

Prometeo è una delle figure tragiche più influenti di tutta la storia della letteratura occidentale: da Omero a Ovidio fino a Mary Shelley. Il mito della conoscenza e della creazione è alla base di innumerevoli capolavori letterari.
Secondo il mito narrato da Eschilo, Prometeo creò l’essere umano su richiesta di Zeus, usando soltanto acqua e argilla, ma Zeus, vedendo il lavoro compiuto da Prometeo, si spaventò temendo che gli uomini potessero spodestarlo e ucciderlo come lui fece con il padre Crono. Così decise di condannarli all’oscurità per sempre. Un’oscurità letterale, in cui gli uomini vagavano ignari per la terra. Per Prometeo, questa rappresentava un’autentica ingiustizia, così decise di rubare il fuoco agli dèi e di donarlo agli uomini, sotto forma di conoscenza, progresso e civilizzazione. Zeus vide questo furto come una rottura dell’ordine naturale e incatenò Prometeo a una roccia; ogni notte un’aquila andò a rodergli il fegato, che si rigenerava la mattina seguente.
Il mito di Prometeo è la spina dorsale, la struttura psicologica e visiva di tutto il film. Il mito sottolinea la doppia natura della conoscenza e del progresso: di come alcuni saperi e conoscenze debbano restare proibiti. Come accade nel romanzo Frankenstein di Mary Shelley, Victor Frankenstein vuole accedere ad una conoscenza a lui totalmente proibita e inaccessibile e per farlo sovverte le leggi della natura stessa portando alla luce qualcosa di terrificante e mostruoso.
Il Prometeo moderno
Il Prometeo di Eggers vive la punizione e la miseria della condizione umana. Howard è condannato a compiere lavori degradanti tutti i giorni: spalare carbone, trascinare pesanti fusti di cherosene su per le scale, pulire i pavimenti, svuotare i vasi da notte controvento. Questo tormento fisico, imposto dall’autorità sadica di Wake, esaspera la frustrazione di Howard, spingendolo alla trasgressione. La condizione di Howard restituisce allo spettatore la descrizione visiva dell’umanità intrappolata nella carne che brama la scintilla divina. Inoltre, la struttura del faro impone una gerarchia spaziale e mitologica. In alto risiede il divino (Wake/la luce), mentre in basso, nel fango, nella fuliggine e negli escrementi, si muove l’uomo (Howard/Winslow).
All’interno della pellicola Howard, come Prometeo, è costantemente posto in contrasto con l’ordine naturale. In primis a causa della sua omosessualità, che viene vista come qualcosa di innaturale. Howard vive in un periodo storico in cui l’omosessualità viene repressa e condannata. Inoltre, compie atti sessuali con una sirena, una donna per metà pesce, sempre in contrasto con l’ordine naturale. Ed è anche uno stupratore e un omicida.
Il timore degli dei

Durante un dialogo Howard e Wake si ritrovano a parlare degli dèi e della fede, e Wake chiede ad Howard se egli sia un uomo di fede. Howard risponde solamente “non tanto quanto dovrei”. Howard, come Prometeo, è un uomo in rivolta contro gli dei. Non è ateo, poiché in quel periodo storico sarebbe inusuale, ma è consapevole dell’esistenza delle divinità (o di un dio) e ne è spaventato.
Il rapporto tra Wake e Howard riflette quello tra i titani (Prometeo) e gli dei: nonostante Howard sia fisicamente più forte di Wake e possa sottometterlo in ogni momento (come poi farà), lui si guarda bene dal farlo poiché Wake è gerarchicamente superiore a lui e potrebbe in ogni momento fargli perdere il lavoro. Come accadde per i titani che, nonostante fossero fisicamente più forti degli dei, in seguito alla guerra hanno dovuto sottomettersi all’autorità divina.
La luce della liberazione

Nel finale Howard si ribella alle angherie e alla malvagità del suo superiore, chiedendo di poter accedere anche lui alla luce e, dopo che Wake prova a impedirglielo, decide di sottometterlo fisicamente (abusando anche sessualmente di lui).
In un primo momento lo seppellisce in una buca, ma Wake (come dice il suo nome) si risveglia e lo aggredisce di nuovo. E Howard lo uccide. Questo momento rappresenta la ribellione sia dei titani sia dell’umanità, incarnata nella figura di Howard, che si oppongono alla miseria materiale e mettono in discussione l’autorità divina.
Howard sale le scale del faro fino alla lanterna, dove si trova la luce. Ma una volta raggiunta, ciò che trova non è la salvezza ma solo una serie di false promesse, una forma di mascolinità sbandierata come normalità e benessere psicosessuale che finiscono per divorarlo (letteralmente). Quando Howard raggiunge la luce, deve confrontarsi con il fatto di aver ucciso e abusato di due uomini per puro egoismo, per la sua incapacità di accettare sé stesso. Howard entra in contatto con una verità terribile e sconvolgente.
Nell’inquadratura finale lo vediamo sdraiato, come un autentico Prometeo contemporaneo, sulla spiaggia divorato dai gabbiani, in un’isola circondata dalla nebbia, punito nella sua arroganza e cecità tecnologica.
Fonti:
Intervista a Vox (di Alissa Wilkinson, 15 ottobre 2019)
Intervista a Little White Lies (ottobre 2019)
Cahiers du Cinéma (Numero 761, dicembre 2019)


